Indagini sui saccheggi dopo l’incidente nel sud del Libano
Il 6 maggio 2026, un soldato israeliano è stato fotografato mentre si trovava vicino a una scultura della Vergine Maria nel villaggio di Debel, nel sud del Libano, compiendo atti considerati sacrileghi. Questa immagine arriva poco dopo un episodio simile in cui un altro soldato aveva distrutto una statua di Gesù. Entrambi fanno parte di un contesto in cui il comando militare israeliano sta affrontando crescenti accuse di abuso di potere e violazione dei diritti umani, riporta Attuale.
Nel villaggio cristiano, le forze israeliane hanno anche demolito pannelli solari che erano essenziali per rifornire energia elettrica e irrigare le terre locali. Secondo fonti locali, i bulldozer di Tsahal hanno compiuto devastazioni significative in questa area in crisi, aggravando la situazione già tesa tra le comunità locali e le forze occupanti.
In precedenza, due soldati responsabili della prima profanazione erano stati condannati a trenta giorni di carcere e rimossi dal servizio attivo. Le reazioni a livello internazionale erano state forti, con il premier Benjamin Netanyahu che si era dichiarato “sotto choc” e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar che aveva chiesto scusa “a tutti i cristiani i cui sentimenti sono stati feriti”. Inoltre, il cardinale Pierbattista Pizzaballa aveva definito tali atti un “grave affronto alla fede”, sottolineando la ripetizione di episodi simili contro simboli religiosi cristiani.
Rispondendo alle crescenti preoccupazioni legate ai comportamenti delle proprie truppe, lo Stato Maggiore israeliano ha avviato un’ investigazione formale per esaminare i saccheggi sempre più frequenti nel sud del Libano. Secondo il quotidiano Haaretz, i soldati stanno svuotando appartamenti di persone fuggite dall’invasione e razziano negozi abbandonati, portando via motociclette, divani e televisori. Le testimonianze raccolte dai militari stessi descrivono la situazione come “a un livello pazzesco”, sollevando interrogativi sulla responsabilità dei comandanti che possono tollerare tali atti di violenza e appropriazione.