Strage di Corinaldo, Paolo Curi: “Giustizia non è stata fatta, ma continuo a trasmettere l’amore per la vita ai miei figli”

15.11.2025 10:25
Strage di Corinaldo, Paolo Curi: “Giustizia non è stata fatta, ma continuo a trasmettere l'amore per la vita ai miei figli”

Il dolore incessante di una famiglia dopo la strage di Corinaldo

Senigallia (Ancona), 15 novembre 2025 – Il giorno del compleanno di Eleonora Girolimini, deceduta a 39 anni insieme a cinque ragazzini nella strage di Corinaldo (Ancona), si svolge un’udienza d’appello in tribunale. La sicurezza e i permessi sono al centro del dibattito, interrotto dalla testimonianza dei medici che hanno eseguito l’autopsia sulle vittime. La lotta per la giustizia continua, riporta Attuale.

“Non siamo ancora in cima a questa scalata”, afferma Paolo Curi, marito di Eleonora, il quale dopo quella tragica notte si è ritrovato a crescere quattro figli. Oggi, Gemma, scampata alla tragedia, ha 18 anni; Alessandro, che all’epoca era ancora in allattamento, ha otto anni, e le gemelle 14: “una di loro ha sofferto più di tutti”.

Il 13 novembre, Paolo era in tribunale, marcando un altro triste anniversario.

“Ogni anno, in questa data, scegliamo un luogo immerso nella natura, i ragazzi scrivono una lettera alla mamma e la nascondiamo sotto un sasso. All’inizio, i ricordi portavano a piangere, ma oggi abbiamo fatto grossi progressi, anche se una delle gemelle è più fragile. Alessandro mostra segni di disagio perché non ha mai conosciuto sua madre. Nonostante ciò, i ragazzi sono bravi a scuola e non hanno mai dato problemi”.

Sette anni dopo, giustizia è stata fatta?

“No, fino ad ora solo per la banda dello spray. Era più semplice condannare quelle persone, eppure ci si aspettava che ci accontentassimo”.

Le famiglie delle sei vittime non sono disposte ad accontentarsi.

“Se la discoteca non fosse stata aperta, la strage non ci sarebbe stata. Quella banda ha compiuto altri reati in discoteche italiane, ma in nessun altro caso ci sono stati feriti”.

“Oggi i ragazzi portano spray a scuola, forse per evitare un’interrogazione. Non riesco a capire cosa li spinga a farlo, non si rendono conto delle conseguenze che può avere”, afferma Curi.

Strage di valori o speranze?

“Nelle Marche vediamo sempre di più ragazzi che finiscono in coma etilico a 12-13 anni. È un segnale di una profonda crisi di valori. Ma non voglio generalizzare. Gemma ha una media del 9,4 a scuola e ci sono molti ragazzi promettenti”.

Curi racconta la sua esperienza di quella notte: “Ero a pochi metri da mia moglie, inizialmente pensai che l’odore che percepivo fosse di ammoniaca. Non riuscivo a respirare, ho dovuto scappare. È difficile comprendere che alcuni ragazzi usano lo spray per ‘scherzare’ e persino saltare un’interrogazione”.

“Una modella ha usato lo spray per difendersi in treno, ma io ho molti dubbi su questa scelta in uno spazio chiuso”, aggiunge.

Curi ricorda di aver visto i membri della banda solo in aula durante il processo: “Mostravano un atteggiamento spavaldo, senza segni di pentimento. Uno di loro, Cavallari, era riuscito a evadere da un permesso premio a Bologna. Hanno continuato a colpire dopo la tragedia”.

La vita della famiglia Curi oggi

“Le gemelle si svegliavano piangendo, ‘voglio mamma’. A livello emotivo è sempre pesante. Abbiamo cambiato vita. Il nostro tenore di vita si è abbassato”, indica Curi, che ha dovuto licenziarsi per trovare un altro lavoro.

“Prima eravamo noi ad aiutare gli altri, ora abbiamo bisogno di aiuto. I miei figli devono affrontare tante rinunce. Il prossimo anno, Gemma vuole iscriversi all’università, ma sarà difficile farlo senza le risorse necessarie”, dichiara Curi.

Un amore perduto ma non dimenticato

Prima della tragedia, la loro vita era semplice ma piena d’amore. “Eleonora era una madre presente e i ragazzi sentono profondamente la sua assenza. Da quando avevano un anno, non hanno mai dovuto affrontare questo vuoto”, conclude.

Imparare a vivere senza odio

“Ho reagito affrontando la situazione. All’inizio provavo molta rabbia, ma ho realizzato che non portava a nulla. Volevo trasmettere ai miei figli che la vita è comunque bella nonostante la tragedia. Se non provo questo sentimento io stesso, non posso trasmetterlo a loro”, afferma Paolo Curi, incarnando una resilienza straordinaria nella sua lotta per la giustizia e la memoria della sua amata Eleonora.

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