Proteste studentesche in Francia: il significato dello slogan «Bismillah, c’est les ténèbres»
Durante le manifestazioni e le occupazioni studentesche in Francia, si sono diffusi cartelli con scritto «Bismillah, c’est les ténèbres», frase che è diventata uno slogan centrale del movimento. Questa espressione, spesso utilizzata nei video sui social media, ha anche raggiunto l’attenzione di figure pubbliche come l’attivista svedese Greta Thunberg, che ha mostrato la sua solidarietà ai manifestanti. Recentemente, l’affermazione ha trovato spazio in proteste simili in Belgio, Germania e Italia, riporta Attuale.
Contrariamente ad altri slogan più diretti, «Bismillah, c’est les ténèbres» comunica un invito vago ma evocativo a fomentare il caos. La frase è emersa in risposta a un presunto tentativo da parte di un poliziotto di infiltrarsi tra gli studenti per organizzare le occupazioni. Anche se non ci sono prove certe della sua identificazione come agente, il messaggio è stato adottato sarcasticamente dagli studenti per criticare la repressione delle manifestazioni e combattere gli stereotipi razzisti legati alle forze dell’ordine.
L’origine del slogan risale a un messaggio apparso su Snapchat all’inizio di ottobre, in cui un utente chiamato Mamadou aveva scritto a uno studente di un liceo occupato, chiedendo di essere aggiunto al gruppo organizzativo. Il messaggio, ricco di slang e misto tra francese e arabo, recitava: «Ciao! In nome di Allah, sono arrivate le tenebre. Quando c’è il blocco, te lo giuro fra’ spacchiamo tutto, mettimi nel gruppo dell’occupazione grazie 🇩🇿🇩🇿». Tale miscelazione di lingue in contesti giovanili è un fenomeno comune tra le seconde e terze generazioni di immigrati, ma la formulazione risultava poco credibile e sembrava più una parodia.
Il destinatario del messaggio non si è fidato e ha condiviso la conversazione, facendola diventare virale. Molti utenti hanno interpretato Mamadou come una potenziale infiltrazione della polizia, alimentando una narrazione di sfiducia nei confronti delle autorità. Sin dalla nascita delle proteste, simili messaggi sono stati ricevuti da altri studenti, tutti con nomi di origine nordafricana o mediorientale, suscitando scetticismo. Il Ministero dell’Interno francese non ha confermato l’identità degli autori di questi messaggi.
Il fallimento delle forze dell’ordine nell’infiltrarsi in contesti a loro sconosciuti ha simboleggiato un tema ricorrente nella cultura pop e negli attuali sviluppi delle proteste studentesche. La violenza delle autorità contro i manifestanti ha dato ulteriore peso a queste percezioni, con numerose indagini aperte riguardanti abusi della polizia, inclusi due casi in cui studenti hanno subito gravi ferite a causa dell’uso di granate stordenti.
In aggiunta, la componente etnica dei messaggi ha contribuito a una narrazione che ritrae i giovani delle banlieue—sobborghi caratterizzati da una significativa presenza di stranieri—come potenziali violenti. Questo stereotipo, radicato e critico da decenni in Francia, è stato alimentato da episodi di discriminazione razziale, tra cui le proteste del 2023 indotte dall’uccisione di Nahel M., un 17enne colpito a morte dalla polizia mentre era alla guida senza patente.