Pochi giorni prima del 31 agosto 2026, i servizi segreti slovacchi hanno sventato il tentativo di incendiare lo stabilimento della società ucraina Skyeton, arrestando un cittadino ucraino e due cittadini lettoni. L’azienda produce droni e l’operazione, secondo l’inchiesta successiva, sarebbe stata condotta su indicazione di un’altra persona.
La sequenza è proseguita nella notte tra il 30 e il 31 agosto, quando un incendio è divampato nello stabilimento di WB Electronics a Skarżysko-Kamienna, in Polonia. I danni sono stimati in circa 15 milioni di zloty. L’Agenzia per la sicurezza interna polacca ha considerato l’episodio un possibile atto di sabotaggio ispirato da un’intelligence straniera.
Il sito di WB Electronics è una componente importante della produzione polacca dei sistemi senza pilota FlyEye e delle munizioni circuitanti Warmate, utilizzati dalle forze armate polacche e ucraine. L’incendio ha quindi colpito un impianto inserito nella filiera europea della difesa e collegato alla produzione di sistemi destinati anche al sostegno militare di Kyiv.
Dopo i due episodi, compare una sigla finora sconosciuta
La responsabilità per il tentato incendio in Slovacchia e per il rogo in Polonia è stata rivendicata da Global Citizens Against War 1984, un’organizzazione apparsa fino a quel momento come sconosciuta e presentata online come movimento pacifista internazionale. La struttura sostiene che ogni fabbrica di armi i cui prodotti arrivano in una zona di guerra costituisca un obiettivo legittimo.
La rivendicazione è stata valutata dai servizi polacchi come un possibile elemento di copertura di un’operazione russa. La tesi è che, dietro slogan antimilitaristi e la rappresentazione di un’iniziativa indipendente, siano stati organizzati attacchi contro impianti della difesa appartenenti a Paesi della NATO e a Stati partner dell’Ucraina.
Un’inchiesta di Niezalezna.pl sui sabotaggi in Polonia e Slovacchia, basata sulle verifiche dei portali Aktuality.sk e The Insider, ha raccolto una serie di elementi digitali che collegano la struttura ai servizi segreti russi. Le tracce riguardano i contenuti pubblicati sui social network, il codice del sito e le identità dei presunti membri del gruppo.
Le tracce digitali riconducono a un’operazione di copertura
Sul profilo Instagram di Global Citizens Against War 1984 sono rimaste alcune storie con la parola russa cioè «Attualità». Un’ulteriore indicazione è emersa dall’analisi del codice del sito: la formattazione dei testi utilizza il carattere «YS Text», un font proprietario creato e impiegato dal gigante tecnologico russo Yandex.
Il sito presenta nella sezione dedicata al gruppo soltanto due persone. Una è il presunto polacco Robert Levanowski, un cognome quasi identico a quello del capitano della nazionale di calcio polacca, dal quale si differenzia per una sola lettera. La biografia sostiene che abbia prestato servizio nell’esercito polacco per due anni, dal 2007 al 2009, nonostante in quel periodo la leva obbligatoria durasse nove mesi. Non sono state trovate tracce online riconducibili a questa persona.
L’altro presunto attivista è Stefan Ilić, descritto come serbo e titolare di un nome e di un cognome coincidenti con quelli di un noto calciatore serbo. Le biografie dei due profili presentano i tratti tipici di identità false generate con l’intelligenza artificiale. Anche il sito sarebbe stato realizzato in pochi minuti con l’AI Builder di Hostinger sulla piattaforma Wix.
L’analisi giornalistica ha inoltre rilevato che il manifesto in inglese dell’organizzazione è scritto in modo innaturale e contiene costruzioni riconducibili a una traduzione letterale dal russo. L’insieme degli indizi digitali, linguistici e legati all’intelligenza artificiale identifica Global Citizens Against War 1984 come una struttura di copertura creata dall’intelligence militare russa per mascherare operazioni di sabotaggio statali.
Dagli esecutori reclutati online alle minacce contro la Germania
Il modello operativo ricostruito dagli investigatori prevede l’esternalizzazione delle azioni: i servizi russi cercano esecutori nel segmento anonimo della rete, attraverso Telegram e risorse del dark web. I reclutatori puntano su persone in difficoltà economica, individui con precedenti penali e stranieri vulnerabili, disposti a compiere sabotaggi in cambio di denaro.
Questa modalità consente al Cremlino di negare il proprio coinvolgimento nel caso di arresto degli esecutori e, nello stesso tempo, di presentare l’attacco come una protesta di radicali locali. L’uso di una sigla pacifista costruita artificialmente serve a spostare l’attenzione dalla guerra ibrida russa e a rappresentare gli incendi contro le fabbriche della difesa come una forma di opposizione interna europea alla militarizzazione.
Dopo il tentato incendio in Slovacchia e quello riuscito in Polonia, l’organizzazione ha annunciato che azioni simili diventeranno regolari. Ha inoltre rivolto minacce alla Germania, in particolare al futuro stabilimento missilistico della società Covenant nei pressi di Lipsia.
La combinazione tra il sabotaggio dello stabilimento polacco, il tentativo fallito contro Skyeton e le minacce rivolte al progetto tedesco viene considerata un elemento di una campagna coordinata contro l’industria della difesa dei Paesi della NATO. L’obiettivo attribuito ai servizi russi è disorganizzare la produzione di droni e munizioni destinati alle forze armate ucraine, interrompere le catene logistiche e aumentare il rischio percepito dagli investitori europei coinvolti nei progetti di sostegno militare a Kyiv.
La situazione, allo stato degli ultimi episodi confermati, è quindi quella di una campagna di sabotaggio attribuita all’intelligence russa e accompagnata dall’uso di una falsa organizzazione pacifista e di esecutori reclutati all’esterno, con nuove minacce già rivolte a un impianto previsto in Germania.