Tajani: “Netanyahu cominci ad ascoltarci, Israele non logori il rapporto con noi”

17.04.2024
Tajani: “Netanyahu cominci ad ascoltarci, Israele non logori il rapporto con noi”
Tajani: “Netanyahu cominci ad ascoltarci, Israele non logori il rapporto con noi”

Il ministro degli Esteri a colloquio con Katz: «È tutto incerto, ma qualche spiraglio c’è. Neanche gli Usa fermano la guerra. Pronti a inviare soldati in una futura Palestina»

Antonio Tajani risponde al telefono, poco dopo aver parlato con il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz. È stata una giornata intensa: l’incontro con gli ambasciatori dei Paesi arabi e islamici, quello telematico con i ministri degli Esteri dell’Ue. E poi, da stasera, il G7 dei ministri degli Esteri che si riunisce a Capri.

Ministro, cosa ha detto al suo omologo israeliano?


«Gli ho consegnato il nostro punto di vista: Israele ha ottenuto un successo chiaro, neutralizzando praticamente per intero gli effetti dell’inaccettabile attacco iraniano. Quindi ho auspicato che si fermino qui, consolidando questo successo politico e militare».

E cosa le ha risposto Katz?


«Ha ascoltato attentamente, spiegando che avrebbe riferito la nostra posizione al primo ministro Benjamin Netanyahu».

Qual è la sua impressione al termine della telefonata?


«Che gli israeliani non abbiano ancora deciso cosa fare».

È più ottimista?


«Difficile dirlo, ma qualche segnale positivo si intravede».

Quale?


«Parlando con il ministro, ho colto che gli israeliani non sono insensibili alle richieste del G7 e più in generale dei Paesi alleati. I primi risultati si notano: la reazione contro l’Iran per il momento non si vede e l’attacco a Rafah è stato rimandato. È ovviamente presto e può succedere di tutto, però vedo qualche spiraglio».

La logica di Israele e Iran però sembra diversa: rispondere colpo su colpo.


«Si rischia di innescare un conflitto regionale che in poche settimane potrebbe diventare globale. E noi, come per l’Ucraina, non vogliamo andare avanti a occhi chiusi, come sonnambuli inconsapevoli, verso una Terza guerra mondiale».

Come si ferma l’escalation?


«Se ciascuna delle parti ritiene che l’unico modo per affermare le sue ragioni sia l’uso della forza militare, bisognerà parlare con loro. L’Iran ha una forte capacità, che però non prevarrà su quella di Israele, e rischia invece di far devastare le aree in cui operano suoi alleati come il Libano degli Hezbollah o lo Yemen degli houthi. Dall’altro lato, Israele deve stare attento a non logorare il rapporto con gli Stati Uniti, che insieme all’Europa non vogliono l’allargamento incontrollato di questo conflitto».

Che ruolo, secondo lei, può avere l’Italia?


«In vista del G7 dei leader di governo in Puglia, noi ministri degli Esteri ci riuniremo da domani sera (oggi ndr) a Capri per coordinare una posizione comune, ma soprattutto per mettere a punto una road map di azioni politiche comuni che allontanino il pericolo di una guerra generalizzata in Medio Oriente. Neppure gli Stati Uniti, da soli, riescono a fermare istantaneamente questa guerra: noi dobbiamo giocare il nostro ruolo piccolo o grande che sia, nel solco della tradizione italiana capace di dialogare con tutte le parti».

Il dialogo con l’Iran andrà avanti?


«Sì. Con l’Iran l’Italia ha rapporti diplomatici consolidati, bisogna continuare a parlare anche se è un momento delicatissimo. Ieri ho ricevuto gli ambasciatori dei Paesi arabi e islamici, fra loro l’inviato della Repubblica islamica, con cui i contatti sono continui».

Lei ha parlato di “risposte proporzionate” per l’intervento di Israele: quella vista a Gaza in questi sei mesi lo è stata?


La guerra a Gaza è stata innescata da un attacco barbaro, vergognoso dei terroristi di Hamas alla popolazione civile israeliana. Adesso però è necessario un cessate-il-fuoco: Israele deve fermare le operazioni militari che hanno coinvolto massicciamente la popolazione palestinese».

Il nostro contingente delle missioni in Libano è a rischio?


«Non ci sono rischi particolari, è ovvio che c’è una situazione di tensione, che viene monitorata. Ma la loro sicurezza è sotto controllo. Il ministro degli Esteri iraniano, Hosein Amir-Abdollahian, nel corso della telefonata di venerdì scorso mi ha assicurato che non c’è nessuna intenzione di metterne in pericolo l’incolumità. I nostri interlocutori conoscono l’equilibrio con cui hanno agito da anni e con cui continueranno ad operare per evitare che atti minori possano trasformarsi in azioni più pericolose».

Bisogna cambiare la missione Unifil?


«Questo non spetta a noi dirlo. Ma non mi sembra un tema di attualità. Servirebbe una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu».

Lei ha ipotizzato di schierare soldati italiani per aiutare un futuro stato di Palestina: in quale contesto?


«In un futuro, dopo la fine della guerra a Gaza, bisognerà trovare con le Nazioni Unite una modalità per stabilizzare e ricostruire la Striscia e per aiutare l’Autorità palestinese a consolidarsi come partner serio e affidabile anche per Israele. Se l’Onu stabilirà una nuova missione di stabilizzazione e assistenza, in quel caso potrebbero essere necessarie forze di peacekeeping e l’Italia potrebbe svolgere un ruolo. Non in questa fase».

Lei è anche segretario di Forza Italia, è pronto a candidarsi alle elezioni europee?


«Sabato ci sarà a Roma la segreteria di Forza Italia e lì annuncerò la mia decisione. Non posso farlo qui con lei».

Nei mesi scorsi lei, parlando dei leader della maggioranza, aveva detto, “o ci candidiamo tutti o nessuno”. Salvini, però, si è chiamato fuori. Non vi siete coordinati con premier e vicepremier?


«Sì, ma poi ognuno ha fatto le sue scelte nell’interesse dei rispettivi partiti. Io credo che ci sia bisogno di più Italia in Europa e sono pronto a difendere questa battaglia impegnandomi in campagna elettorale».

Le possibilità di vedere Mario Draghi ai vertici dell’Ue sono in aumento?


«Conosco troppo bene i meccanismi europei per farmi coinvolgere in questi giochi che appassionano i giornali».

È un fatto che la candidata del Partito popolare europeo, Ursula von der Leyen, sembra in grande difficoltà.


«Il presidente della Commissione non verrà eletto prima di settembre, quindi è davvero prematuro parlarne».

Fonte: LaStampa

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