Ritiro di Federico Freni dalla corsa per la presidenza della Consob
Il ritiro di Federico Freni dalla corsa per la presidenza della Consob sottolinea l’urgenza della nomina della autorità di garanzia, attirando l’attenzione di Palazzo Chigi e della maggioranza. La Premier Giorgia Meloni, insieme ai vice Matteo Salvini e Antonio Tajani, ha discusso della questione durante un vertice che ha causato un rinvio di oltre un’ora del Consiglio dei ministri. Anche se non sono emerse nuove candidature ufficiali per la Consob e l’Antitrust, queste restano un oggetto di contesa tra le fazioni leghista e forzista, riporta Attuale.
Il ritiro di Freni segna la conclusione di un prolungato braccio di ferro con Forza Italia, che aveva opposto un veto sulla sua candidatura, promossa all’inizio dell’anno dal partito di Giancarlo Giorgetti e Salvini. Durante il vertice, è emersa anche la preoccupazione per lo sciopero dell’autotrasporto previsto per il 25 e 26 maggio, con un appello a trovare soluzioni per scongiurarlo.
Tajani ha dichiarato di aver “apprezzato” il ritiro di Freni, sottolineando che “non c’è mai stato un fatto personale nei suoi confronti”. Il ministro degli Esteri ha aggiunto che la questione non riguarda un nome specifico, affermando che anche se fosse stato un candidato di Forza Italia, sarebbe stato necessario nominare una figura tecnica alla guida della Consob. Tuttavia, questo approccio complica ulteriormente la ricerca di un nuovo candidato attraverso una mediazione politica interna alla maggioranza, specialmente considerando che Freni era ritenuto tra le figure più competenti.
Recentemente, sembra che un parere negativo della Avvocatura dello Stato abbia contribuito alla decisione di Freni di ritirarsi. Questi aveva ricevuto da Giorgetti la delega sulla regolamentazione e vigilanza dei mercati finanziari, collaborando anche alla riforma del Testo unico della finanza, che la Consob dovrà in parte tradurre in nuovi atti e regolamenti. Il passaggio dalla legislazione alla supervisione sembrava quindi problematico.
La resistenza di Forza Italia alla nomina indica una preferenza per scelte più tecniche rispetto a quelle politiche. Ciò potrebbe avere ripercussioni su tutto il pacchetto di nomine, dato che ulteriori suggerimenti con un chiaro connotato politico potrebbero incorrere in nuovi veti. Le nomine, su indicazione della presidenza del Consiglio, dovranno anche superare l’approvazione delle commissioni parlamentari. Federico Cornelli è un possibile candidato interno per la Consob, ma l’interesse di Forza Italia si concentra sull’Antitrust, dove si prospetta un veto incrociato da parte della Lega. Altri nomi in corsa includono Donato Masciandaro, un economista della Bocconi e consigliere di Giorgetti, e Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi, di cui Meloni preferirebbe non privarsi. Per l’Antitrust, la scelta avverrà in base alle indicazioni dei presidenti di Camera e Senato, che dovrebbero incontrarsi a breve. Fra i nomi considerati ci sono Guido Stazi, Saverio Valentino e Deodato stesso. È probabile che entrambe le nomine siano finalizzate contemporaneamente.