Il vicepremier italiano Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha suscitato una forte reazione da parte dell’Associazione nazionale magistrati con le sue affermazioni sulla necessità di una maggiore rigidità della magistratura in tema di convalida degli arresti. Durante una visita al Villaggio della legalità sabato scorso, Tajani ha citato un famoso detto cinese, affermando: «Colpirne uno per educarne cento credo che serva. E credo che alcuni magistrati debbano mettersi una mano sulla coscienza», riporta Attuale.
La replica dell’Anm
Le dichiarazioni di Tajani hanno provocato commenti espliciti da parte della giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati, che ha dichiarato: «Le parole del vicepresidente del Consiglio lasciano esterrefatti perché danno spazio a una logica contraria a ogni Stato di diritto. I magistrati devono semplicemente applicare la legge. La sicurezza non si garantisce scaricandone la responsabilità sulla magistratura. La giustizia non è e non può essere uno strumento di intimidazione nei confronti di nessuno».
Il nuovo post di Tajani sui magistrati “perdonisti”
Non è passato molto tempo prima che Tajani tornasse a ribadire le sue posizioni, pubblicando su X un post in cui sostiene che «troppe persone arrestate in flagranza di reato vengono subito rimesse in libertà da magistrati perdonisti. Questo crea allarme sociale e demotiva polizia e carabinieri». Tajani ha chiarito che non intendeva disapplicare la legge, ma chiedere ai magistrati di essere più responsabili nelle loro decisioni: «Non ho mai chiesto di disapplicare la legge, ma al contrario di applicarla in pieno. L’invocazione dello Stato di diritto con gli arrestati in flagranza è quindi strumentale».
Opposizioni all’attacco: «Da Tajani una frase da regime»
Le opposizioni hanno subito contestato le dichiarazioni di Tajani, criticando l’uso di un detto di Mao Zedong. «“Colpirne uno per educarne cento”, frase da regime, non da vicepresidente del Consiglio. Tajani dovrebbe sapere che in uno Stato di diritto i giudici non devono “dare segnali”, devono applicare la legge», ha dichiarato Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva. Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha aggiunto che «evocare il lessico delle Brigate Rosse dà il senso che hanno certi ministri di questo governo per lo Stato di diritto».