Il Pentagono aggiorna segretamente il numero dei feriti nella guerra contro l’Iran
Nelle ultime ore, il Penagono ha aggiornato silenziosamente il bilancio delle vittime nella sempre più controversa guerra contro l’Iran, con 37 nuovi feriti, tra cui 29 marinai e otto Marines, portando il totale a 861 soldati americani colpiti nel conflitto, riporta Attuale.
Questo aggiornamento è emerso dal sistema di analisi delle perdite (Dcas) del Dipartimento della Difesa, senza alcun comunicato ufficiale o dichiarazione. Le ferite si suddividono in 418 da “Epic Fury” e 443 da “Operazioni all’estero”, un cambio di terminologia che riflette la crescente difficoltà politica di definire il conflitto.
Dal cessate il fuoco di luglio, l’amministrazione Trump ha evitato di utilizzare il termine “guerra” per descrivere le operazioni nel Medio Oriente. Al contrario, le ferite sono ora catalogate genericamente come parte di “operazioni all’estero”, una manovra che consente al vice di Trump, JD Vance, di affermare che “non ci sono scontri a fuoco in corso”.
Tuttavia, la realtà si scontra con questa narrativa. I portavoce del Pentagono rimangono evasivi, mentre gli organi di informazione continuano a indagare sui dettagli di questo bilancio. La giustificazione ufficiale parla di ritardi tecnici e sintomi che emergono in seguito a incidenti, ma molti nutrono sospetti su una strategia deliberata di minimizzazione dell’impatto del conflitto.
A poche settimane dalle elezioni di metà mandato, i sondaggi rivelano che il 62% degli americani disapprova la gestione della crisi iraniana. Con un costo stimato di 43,6 miliardi di dollari, di cui 28 miliardi spesi solo per munizioni, il governo teme l’impatto di una visibilità eccessiva del costo umano del conflitto.
La discrepanza nei numeri riguarda anche le morti. Storie di soldati deceduti, come il sergente Devin Seibel e il maggiore Sorffly Davius, mostrano come molti siano stati esclusi dal conteggio ufficiale delle perdite nella guerra contro Teheran. Fonti interne confermano che il numero reale delle vittime si attesta tra 22 e 23, in netto contrasto con i 19 segnalati pubblicamente.
Il ministro della Difesa, Pete Hegseth, ha definito tali inchieste “disgustose”, ma il disagio pubblico si fa sentire sempre di più, mentre la disinformazione continua a governare la narrazione ufficiale sul conflitto in corso.