Proteste a Milano: i promotori difendono l’iniziativa pacifica e criticano la violenza

20.10.2026 03:15
Proteste a Milano: i promotori difendono l'iniziativa pacifica e criticano la violenza

Milano, manifestazioni pacifiche si trasformano in violenze: le proteste contro il carovita si aggravano

Milano, 20 ottobre 2026 – Il giorno dopo il fine settimana di manifestazioni, Louis mette nero su bianco la sua versione. “Avevamo promosso una mobilitazione pacifica”, ricorda il referente milanese di “Italia in Piazza”. La protesta contro il carovita, sostiene, era stata preparata cercando il dialogo con la Questura. Eppure, tra via Broletto e il centro, il corteo è finito tra lanci di oggetti, cariche e negozi danneggiati. “Non eravamo scesi in piazza per cercare uno scontro”, ribadisce, riporta Attuale.

Louis, 21 anni, racconta al nostro giornale come è nata l’iniziativa. Guardava alla Francia, dove aveva visto “da una parte i liceali tranquilli” chiedere salari e prezzi giusti, “dall’altra chi voleva fare casino”. Insieme ad altri ragazzi ha deciso di lanciare una protesta pacifica aperta a tutti. “Destra, sinistra, centro, senza guardare il partito politico”. Affitti, sanità e università, spiega, riguardano tutti. Da qui la scelta di un appello apartitico. C’era però il timore degli scontri. Louis racconta di aver cercato il sostegno della Cgil, non per dare una bandiera al corteo, ma per avere esperienza e indicazioni su come gestirlo. Il sindacato era impegnato a Roma e la collaborazione non si è concretizzata. Allora i giovani hanno puntato sui social. “Abbiamo deciso di fare noi stessi gli influencer”, dice. La strategia era pubblicare lo stesso video su più pagine TikTok, ripetutamente, “per creare il trend”. Così l’appello è arrivato da uno schermo alle strade.

Louis rivendica contatti preventivi con la Questura e “accordi” per la gestione della manifestazione. I promotori, afferma, avevano fischietti per segnalare le emergenze e nel corteo erano presenti agenti in borghese per agevolare il dialogo. Poi il dialogo si è interrotto. Secondo loro, le cariche sono arrivate tra ostacoli e persone cadute. Ammettono che alcuni sbarramenti sono stati creati dai manifestanti per proteggersi e di non essere riusciti ad allontanare chi alimentava le tensioni. Chiedono di esaminare video e comunicazioni per chiarire gli incidenti.

Anche il Fronte Rivoluzionario Italiano, che aveva rilanciato gli appelli, condanna le violenze. Dias, esponente del movimento, lo ribadisce più volte al nostro giornale. “L’Fri non è un movimento violento, non è mai stato un movimento per la violenza o per l’uso di armi o bombe”. La sua idea, spiega, è “unificare tantissime persone” per ottenere “un compromesso con lo Stato” su stipendi, carovita e dignità sociale.

Dias richiama l’articolo 9 del manifesto, dedicato alla nonviolenza. “Noi prendiamo le distanze assolutamente”, ripete. Assicura che chi incitava alla violenza è sempre stato allontanato dalle chat. Anzi parla di possibili “infiltrazioni” nei cortei. Ma soprattutto respinge l’idea che il Fronte abbia spinto la folla allo scontro. “Abbiamo sempre preso le distanze”, dice, richiamando le regole del gruppo.

Il suo giudizio sulle responsabilità è duro. “Tutti i danni” alle attività commerciali, sostiene, “sono attribuibili unicamente e solamente allo Stato italiano”. Per Dias è già un fallimento delle istituzioni che tante persone debbano manifestare. Ma il movimento, insiste, puntava a un’“unificazione pacifica”, non alla guerriglia urbana. Tra i partecipanti si discute ora anche di tornare a ripulire le strade danneggiate. Louis chiede risposte sulle cariche, Dias rifiuta l’etichetta di violento. Per entrambi, le vetrine infrante non devono cancellare le ragioni di chi in questi giorni ha manifestato pacificamente. E lo farà anche nelle prossime settimane.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere