Il magistrato Di Cicco attacca Meloni: “Nana borgatara”. Replica: “Hackerato il mio profilo”

19.10.2026 23:55
Il magistrato Di Cicco attacca Meloni: “Nana borgatara”. Replica: “Hackerato il mio profilo”

Roma, 19 ottobre 2026 – “La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia”. Le parole scritte su Facebook da Alessandro Di Cicco, magistrato della procura di Roma, scatenano una pesante polemica. Il post, pubblicato domenica sera, è stato poi rimosso e Di Cicco ha sostenuto di essere stato vittima di un attacco informatico. “Mi hanno hackerato il profilo”, ha affermato, aggiungendo di recarsi al commissariato per sporgere denuncia. Ha precisato di non aver scritto il post, essendo in viaggio al momento della pubblicazione, e ha espresso sorpresa per la reazione suscitata, ribadendo che “una cosa è non condividere le posizioni della premier, altro è insultare”, riporta Attuale.

L’Anm prende subito le distanze

In risposta, Enrico Aimi, componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura, ha immediatamente richiesto l’apertura di un’inchiesta al Csm per valutare eventuali profili disciplinari. Anche l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ha prontamente dissociato dalle affermazioni di Di Cicco, dichiarando: “Ne prendiamo le distanze con fermezza”. Questo episodio consegue la decisione della premier Giorgia Meloni di non firmare il decreto che prevedeva aumenti salariali per i magistrati, un tema di grande attualità.

“In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati”, ha spiegato Meloni. Ha confrontato questa cifra con le esigenze economiche in corso, dichiarando che “è dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia”. Meloni si è detta disponibile ad ascoltare suggerimenti dalle associazioni rappresentative per trovare una soluzione condivisa, puntualizzando che la maggior parte dei magistrati comprende la situazione e le priorità attuali.

Gli adeguamenti degli stipendi risultano “previsti per legge” e “gli importi effettivi saranno sensibilmente inferiori a quelli circolati”, ha replicato l’Anm. La giunta esecutiva centrale ha sottolineato che “la magistratura non può essere trasformata nel capro espiatorio delle difficoltà economiche del Paese”. Ha chiarito che non si trattava di regali o bonus ma di somme relative a differenze retributive che non erano state corrisposte per anni, ribadendo che non sono paragonabili agli importi recentemente discussi.

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