Fermo preventivo per minorenni e introduzione di soldati a Milano: le nuove misure nel decreto sicurezza

19.10.2026 23:15
Fermo preventivo per minorenni e introduzione di soldati a Milano: le nuove misure nel decreto sicurezza

Roma, 19 ottobre 2026 – Il Governo accelera sul decreto d’urgenza contro la guerriglia urbana: la “risposta ferma” voluta da Giorgia Meloni per Milano e le altre piazze a rischio arriverà oggi in un Cdm a metà pomeriggio, riporta Attuale. Il testo viaggia su un doppio binario, cercando di dribblare le mine della maggioranza e l’occhio del Quirinale: norme stralciate dal ddl Sicurezza (fermo al Senato) e misure inedite. Per aggirare le secche parlamentari, Palazzo Chigi intende rendere subito operativi i capisaldi del ddl. Scatta il danneggiamento aggravato per atti vandalici di gruppo (dai 5 in su): reclusione da 1,5 a 5 anni, multe salate e arresto in flagranza differita tramite video entro 48 ore in caso di rischio per l’incolumità pubblica. Mutuati anche il divieto preventivo di aggregazione e il delicatissimo fermo preventivo esteso ai 14-18enni, bloccabili in questura prima dei cortei anche senza reati. È proprio su quest’ultimo punto che si concentra la lente costituzionale del Colle.

Il nodo militari

È fuori dal perimetro del ddl Sicurezza, tuttavia, che si concentrano le novità più infiammabili e le bandiere elettorali della Lega. Il piatto forte del decreto, su cui hanno lavorato il sottosegretario Matteo Perego e il ministro Guido Crosetto, è l’impiego immediato di cinquecento militari a Milano nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”. Parallelamente, si discute anche l’eventualità di smantellare i presidi fissi davanti alle ambasciate per poter utilizzare quegli uomini in caso di emergenza. Ma l’impiego dell’Esercito fa infuriare i sindacati di polizia: il Coisp alza le barricate avvertendo che l’ordine pubblico richiede poliziotti formati, non militari a cui attribuire d’imperio funzioni investigative.

Il rischio saldatura tra camionisti e giovani

Altrettanto scivoloso è il dossier sui blocchi stradali: la stretta con una nuova aggravante rischia di innescare la rivolta degli autotrasportatori e degli agricoltori, storico bacino elettorale del centrodestra. Il Governo teme la saldatura tra camionisti e giovani contro il carovita, ma è pronto alla linea dura qualora i picchetti dovessero svuotare gli scaffali dei supermercati o le pompe di benzina.

In bilico le misure volute da Salvini

Restano invece in bilico i desiderata più estremi di Matteo Salvini: il nuovo reato di associazione a delinquere per i manifestanti violenti, l’ arresto obbligatorio per devastazione, il prolungamento del fermo preventivo da dodici a ventiquattro ore e la cauzione per gli organizzatori dei cortei. Viaggerà invece a parte, alla Camera, l’emendamento leghista a firma Igor Iezzi per negare la cittadinanza ai neo-diciottenni condannati per saccheggio.

La virata di Mattarella

Il vero dominus della partita istituzionale resta Sergio Mattarella, proprio in virtù di quei dubbi sulle strette minorili. In passato il Capo dello Stato aveva frenato la decretazione d’urgenza con la sua moral suasion, ma i disordini del weekend e l’incubo di replicare il modello francese hanno cambiato le carte in tavola. Oggi il Presidente è stato durissimo, esprimendo solidarietà ai quasi duecento agenti feriti e invocando “un’analisi intelligente e un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti”. Parole che accendono il semaforo verde allo strumento dell’emergenza, preannunciando però possibili limature presidenziali: il vertice potrebbe slittare di qualche ora, ma il Governo vuole chiudere senza alternative entro venerdì per bruciare sul tempo i cortei di sabato.

Minorenni senza bandiere

La consapevolezza che la sola mano pesante non basti è emersa nel summit a Palazzo Chigi presieduto da Giorgia Meloni con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini (in videocollegamento), i ministri Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Francesco Lollobrigida, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici di intelligence e forze dell’ordine. Scartata rapidamente la pista di una guerra ibrida russa, l’analisi collegiale ha inquadrato i disordini come un fenomeno “complesso, con aspetti di novità rispetto al passato e con una varietà di causali da decifrare”. A Milano nessun Black Bloc o frangia politicizzata: i legali storici della sinistra radicale hanno ricevuto pochissime chiamate. Chi ha devastato il centro non ha tessere di partito: sono in larghissima maggioranza minorenni e la traccia porta dritta alle seconde generazioni. È l’eco del disagio già radicato in Francia e Regno Unito, la rabbia di ragazzi trattati da cittadini di serie B. Un cortocircuito sociale senza leader né sigle da arginare, di fronte al quale l’illusione della sola risposta penale rischia di trasformare le città in banlieue: una scorciatoia inutile e pericolosa.

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