Caro affitti in Europa: aumenta il costo delle abitazioni anche a Legnano

20.10.2026 19:55
Caro affitti in Europa: aumenta il costo delle abitazioni anche a Legnano

Roma, 16 ottobre 2026 – O la casa o la vita. Nell’Europa del caro-affitti, chi lavora non sempre può permettersi un’abitazione. È la città proibita. Non quella degli imperatori cinesi, ma le strade che corrono all’ombra dei palazzi di Milano, Madrid e Lisbona. Non ci sono mura a delimitarne i confini. Basta il canone di locazione, riporta Attuale.

Un costo incomprimibile che può arrivare a divorare oltre metà dello stipendio. Il paradosso attraversa l’Europa, dalle metropoli ai centri di provincia, trasformando una crisi economica in una questione politica. Perché avere un lavoro non significa più potersi permettere una casa. E quella che per decenni è stata la principale garanzia di sicurezza delle famiglie rischia di diventare il primo ostacolo all’indipendenza.

Caro-affitti, a Legnano fino al 60% dello stipendio per una casa. Perfino a Legnano, nell’Alto Milanese, un bilocale costa tra gli 800 e i 1.100 euro al mese. Per un trilocale si superano i 1.200 euro, mentre un appartamento di appena 50 metri quadrati ne richiede mediamente 780. La fotografia scattata dalla Uil racconta una provincia che non è più al riparo dai prezzi delle grandi città.

Il sindacato denuncia affitti capaci di assorbire fino al 60% dello stipendio, lavoratori costretti ad allontanarsi dal posto di lavoro, giovani coppie e pensionati alle prese con un mercato sempre meno accessibile. Legnano non è Milano, ma il confine economico tra la metropoli e la sua provincia si assottiglia. La ricerca di una casa si sposta sempre più lontano, mentre i chilometri aumentano e il reddito disponibile diminuisce.

Crisi abitativa in Europa: i dati Eurostat del 2025

Legnano è un caso locale che racconta una frattura europea: quella tra il valore degli immobili e il valore del lavoro. Eurostat ne misura le dimensioni. Nel 2025, il 7,7% della popolazione dell’Unione europea viveva in famiglie che destinavano almeno il 40% del reddito disponibile ai costi dell’abitazione.

Nelle città, la percentuale saliva al 9,6%, contro il 5,6% delle aree rurali. Quasi un abitante urbano su dieci, dunque, oltre la soglia del cosiddetto sovraccarico abitativo. Non si parla soltanto di affitti, ma dell’insieme delle spese necessarie per mantenere una casa, includendo anche chi è proprietario. La geografia del disagio non segue necessariamente quella della ricchezza. La Grecia guida la graduatoria europea con il 26,4% della popolazione interessata, seguita dalla Danimarca con il 23,4%. All’estremo opposto, Cipro si ferma al 2,4%.

L’Italia registra il 5%, meno della media comunitaria. Ma le cifre nazionali raccontano soltanto una parte della storia. Chi ha acquistato un’abitazione vent’anni fa non affronta le stesse difficoltà di chi oggi cerca il primo appartamento. Proprietari e inquilini possono abitare nello stesso quartiere, lavorare negli stessi uffici, frequentare gli stessi negozi e vivere in due economie diverse.

Giovani e lavoro, quando lo stipendio non basta per vivere da soli

La linea di separazione è soprattutto generazionale. Per una parte dei giovani europei, l’indipendenza economica non coincide più con quella abitativa. Si può avere un lavoro, percepire uno stipendio regolare e continuare a vivere nella casa dei genitori, oppure dividere un appartamento, trasferirsi in periferie sempre più lontane e rinviare la decisione di avere un figlio.

La città continua a offrire opportunità professionali, ma rende sempre più difficile abitarvi. Così, il pendolarismo diventa una necessità, e il tempo trascorso sui mezzi pubblici è il prezzo aggiuntivo di una casa meno costosa. Vite sospese, in attesa che lo stipendio raggiunga il mercato immobiliare, o che il mercato immobiliare rallenti la sua corsa.

Da Madrid a Lisbona, le proteste contro il caro-affitti

Se i numeri misurano il disagio, le piazze ne mostrano le conseguenze politiche. Il 3 ottobre, quattro cortei hanno attraversato Madrid per confluire davanti al municipio. Settantamila manifestanti secondo la Delegazione del governo, mezzo milione per gli organizzatori. Il Sindicato de Inquilinas ha invocato lo sciopero generale contro il caro-affitti, gli sfratti e il peso dei grandi proprietari immobiliari.

Manifestazioni sono state organizzate in oltre cinquanta città spagnole, all’indomani della bocciatura parlamentare di due decreti governativi in materia abitativa. La protesta non riguarda più soltanto chi fatica a pagare il canone mensile. Investire il modello di sviluppo delle città, la distribuzione della ricchezza, il rapporto tra proprietà e diritto all’abitare. Una settimana più tardi, il 10 ottobre, la mobilitazione ha attraversato anche il Portogallo. Migliaia di persone sono scese in strada a Lisbona, mentre altri cortei hanno interessato Porto e diversi centri del Paese. Al centro delle rivendicazioni, il costo degli alloggi e l’insufficienza dei salari.

Affitti brevi e Airbnb: 951,6 milioni di pernottamenti in Europa

Il nodo è strutturale. Le metropoli attraggono attività economiche e nuovi residenti, aumentando la domanda di abitazioni. L’offerta fatica ad adeguarsi. E intanto cresce un mercato parallelo, quello degli affitti brevi.

Secondo Eurostat, nel 2025 i pernottamenti nelle strutture prenotate attraverso Airbnb, Booking ed Expedia hanno raggiunto quota 951,6 milioni nell’Unione europea, l’11,4% in più rispetto all’anno precedente. A Parigi sono stati 26,3 milioni, a Roma 18,8, a Barcellona 13,2, a Madrid 12,3 e a Lisbona 11,6. Un boom turistico che, nei mercati immobiliari già sotto pressione, può ridurre gli alloggi disponibili per i residenti. A Barcellona, uno studio richiamato dalla Commissione europea stima che nei quartieri con la maggiore diffusione di Airbnb, gli affitti siano fino al 7% più alti rispetto a zone senza questa attività.

Non è l’unica causa della crisi abitativa, ma contribuisce ad alimentarla. E divide le risposte: da una parte chi chiede limiti alle locazioni turistiche e maggiori tutele per gli inquilini, dall’altra chi punta su nuove costruzioni, recupero degli edifici vuoti e incentivi alla locazione ordinaria.

Anche nell’Alto Milanese, la Uil chiede il recupero degli immobili pubblici inutilizzati, incentivi ai contratti a canone concordato e un patto territoriale tra amministrazioni, sindacati e proprietari. Proposte locali per una contraddizione che riguarda l’intero continente. Il mercato del lavoro richiede mobilità, ma quello immobiliare rischia di impedirla.

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