Scaffali vuoti al Sud: l’ultimatum di Salvini e la protesta dei camionisti contro il caro gasolio

20.10.2026 06:15
Scaffali vuoti al Sud: l'ultimatum di Salvini e la protesta dei camionisti contro il caro gasolio

Ultimatum ai camionisti: proteste in Calabria si intensificano e supermercati si svuotano

L’ultimatum scade oggi. Se dal vertice con Matteo Salvini non arriveranno “risposte concrete”, i tir che da giorni stanno bloccando il sud Italia, marceranno su Roma. “Entro le 15 sapremo se dobbiamo portare la protesta nella Capitale o se, pur con mille difficoltà, rimboccandoci le maniche, avremo la possibilità di ripartire”, riporta Attuale.

Angelo Derenzo, autotrasportatore e coordinatore di Fedralog Vibo Valentia, è in viaggio verso il presidio di Sant’Onofrio, uno dei 17 blocchi stradali organizzati in Calabria. La protesta dei camionisti contro il caro gasolio si è intensificata, coinvolgendo autostrade come la A1 Milano-Napoli e porti, causando gravi disagi alla circolazione. I supermercati del Mezzogiorno stanno rapidamente svuotandosi, mentre la Coldiretti lancia l’allerta: “Alcuni tir carichi di prodotti deperibili sono fermi sulle strade, aumentando il rischio che il cibo vada buttato”.

Le celle delle aziende agricole sono piene di ortaggi, frutta e funghi che non raggiungono le piattaforme logistiche italiane. Solo in Sicilia, il fermo dei mezzi ha causato, secondo Confcommercio, un danno economico di 40-50 milioni di euro in soli cinque giorni. Tra i più colpiti c’è il Consorzio di Tutela della Igp Pomodoro di Pachino, mentre i produttori di kiwi nella Piana di Gioia Tauro manifestano una crescente irritazione.

Tuttavia, per i camionisti, la decisione di fermarsi è stata difficile. “Questo fermo, dopo sette giorni di protesta seria, con i motori spenti, ci ha portato a perdere tutte le energie che avevamo”, sottolinea Derenzo. “Continuare a camminare significava arrivare al fallimento; fermarsi è come essere già falliti”. Se il governo non interviene con una soluzione valida, avverte, l’unica opzione potrebbe essere quella di portare i libri matricola al tribunale o, con le ultime gocce di gasolio rimaste, arrivare a Roma.

Derenzo ha in sosta i 30 tir della sua scuderia, bloccati da giovedì. “Ci troviamo a lavorare in una situazione disastrata. Le aziende non possono riconoscerci aumenti, altrimenti il costo della vita aumenterà ulteriormente. I pagamenti non arrivano mai puntuali. Se alla fine del mese perdo 20mila euro, lascerò in difficoltà qualcun altro: il gommista, il meccanico, la polizza, il leasing o il personale. Siamo tutti nella stessa situazione”. I lavoratori sono in sciopero insieme a loro. Derenzo conclude: “Da Sicilia a Campania, abbiamo scelto di agire autonomamente: chiediamo agevolazioni, taglio delle accise e sgravi fiscali. Siamo stanchi di sindacati che fanno accordi sfavorevoli mentre noi lavoriamo sulle strade”.

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