Inflazione in Italia: un’analisi delle conseguenze economiche
Milano, 20 ottobre 2026 – Bonus, sgravi fiscali, aumenti salariali. Dal 2022 l’inflazione – come un gigante rinvigorito da vent’anni di letargo – sta distruggendo tutto quanto incontra sulla propria strada. A settembre il carovita ha accelerato ancora: +4,2% (ad agosto era +3,3%), il dato più alto dal settembre 2023. Nel concreto, quello che un anno fa si poteva acquistare con 100 euro, oggi costa 104,20 euro. Ad essere cresciuti di più sono i prezzi dell’energia, schizzati da +18,6% a +25,8% (regolamentati) e da +17% a +22,5% (non regolamentati). Gli alimentari non lavorati sono passati da +3,8% a +5,5%. Sale ancora anche la curva dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +2,9%) e dei trasporti (da +0,8% a +1,6%). L’inflazione media annua è arrivata al 3,1%, riporta Attuale.
I salari, invece, retrocedono, almeno nel valore reale, ovvero i beni e i servizi che un consumatore è in grado di acquistare. Negli ultimi 35 anni, lo stipendio medio – in relazione alla dinamica dei prezzi – è diminuito del 2%. Nel resto dell’Europa, però, è cresciuto: +36% la variazione media secondo l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Il confronto con i Paesi Ue è impietoso: la cifra media lorda italiana di 36.594 euro “paga“ quasi 10mila euro ai francesi (45.964) e 30mila euro ai tedeschi (66.700 euro). Solo la Spagna (32.678 euro) insegue, ma con un trend in crescita negli ultimi 35 anni per quanto riguarda il salario reale: +16%. I soldi da spendere sono meno: -0,4% rispetto a un anno fa, dice anche l’Istat.
L’inflazione non si è limitata a erodere il potere d’acquisto. È andata oltre, vanificando anche una parte dei bonus e delle agevolazioni concesse persino ai fragili. È il caso del contributo economico destinato alle famiglie in difficoltà per l’acquisto di generi di prima necessità: 500 euro il tetto fissato nel 2023. Con l’aumento dei prezzi, l’importo non è stato adeguato, riducendo pertanto nei fatti il valore della misura. Nel caso di contributi pubblici legati all’Isee, anche là dove i bonus sono stati innalzati, la crescita non ha seguito l’incremento dei servizi. Un esempio arriva dal bonus nido: i 3.600 euro attuali rispetto ai 3.000 (+20%) restano inferiori all’innalzamento delle spese per i servizi educativi della prima infanzia (+26%).
“Paghiamo l’assenza di un meccanismo di recupero automatico dell’inflazione – è l’analisi di Maurizio Del Conte, professore di diritto del lavoro dell’Università Bocconi di Milano –. Negli anni ’70 e ’80 c’era la “scala mobile“, che è stata abolita perché si era rivelata un volano dell’inflazione e non uno strumento di difesa. Oggi ci sono contratti con meccanismi che a consuntivo consentono di recuperare quanto sottratto dall’inflazione, come i chimici e i metalmeccanici, prima della scadenza del contratto collettivo di categoria. Per 20-25 anni, nonostante i salari bassi, non si è vissuta un’emergenza come quella attuale perché l’inflazione era nulla o quasi. Dopo la prima fiammata inflattiva post-Covid ce ne siamo ricordati: quando due di questi tre fattori – crescita Pil, salari e produttività – sono piatti, l’inflazione toglie reale potere d’acquisto. Gli incrementi in busta paga, anche là dove ci sono stati, non bastano a coprire il costo della vita: questo fenomeno si avverte soprattutto in un Paese come il nostro dove i salari medi sono bassi, meno in Germania e nel Nord Europa dove la media è più alta, costringendoci a tagliare la spesa dei bisogni primari. Dovremmo rispondere ragionando sul “salario giusto“ e regole omogenee nelle contrattazioni collettive per non innescare una “guerra” tra chi riesce a sopportare meglio l’effetto inflazione, grazie alla presenza di un meccanismo di recupero ex post, e chi invece lo subisce.”
Non ci posso credere! I prezzi continuano a salire e noi che ci impoveriamo sempre di più… È come una corsa senza fine. Dov’è la dignità in tutto ciò? Siamo stanchi di sentirci dire che le cose miglioreranno. Un po’ di solidarietà e attenzione per chi è in difficoltà non farebbe male.