Triplicati gli attacchi alle infrastrutture idriche nelle zone di conflitto, UNICEF avverte: 138 milioni a rischio

06.11.2026 18:15
Triplicati gli attacchi alle infrastrutture idriche nelle zone di conflitto, UNICEF avverte: 138 milioni a rischio

Rapporto UNICEF: Gli Attacchi ai Sistemi Idrici Triplicano tra il 2021 e il 2025

Gli attacchi bellici che hanno danneggiato o distrutto i sistemi idrici e igienico-sanitari nelle zone di conflitto sono triplicati tra il 2021 e il 2025, esponendo milioni di bambini al rischio drammatico di epidemie, malnutrizione e violenze. È il quadro di denuncia presentato dal nuovo rapporto “Water Under Fire – Volume 4” pubblicato dall’UNICEF nei giorni scorsi e che documenta le aggressioni sistematiche contro infrastrutture idriche, operatori del settore e popolazione civile in 23 Paesi e territori tra gennaio 2021 e giugno 2026, riporta Attuale.

Il rapporto individua sette tipologie principali di attacco, che vanno dai bombardamenti diretti di impianti di trattamento, pozzi e condutture fino alla contaminazione delle sorgenti e al blocco dell’importazione di pezzi di ricambio e sostanze chimiche per la potabilizzazione. In Sudan, a marzo 2024, risultava operativo soltanto uno dei 13 impianti di trattamento dello Stato di Khartoum. In Burkina Faso, tra il 2020 e il 2025, la distruzione di oltre 145 punti di approvvigionamento ha privato dell’acqua 830.000 persone, per oltre la metà bambini.

A Gaza, dall’ottobre 2023, il danneggiamento di oltre 130.000 metri di condotte fognarie ha provocato lo sversamento di acque reflue non trattate nel Mar Mediterraneo e in bacini di raccolta di fortuna. “Gli attacchi ai sistemi idrici e igienico-sanitari privano i bambini dell’acqua potabile sicura e dei servizi essenziali che dipendono dall’acqua per funzionare efficacemente”, ha dichiarato la Direttrice Generale dell’UNICEF, Catherine Russell, ricordando come le riparazioni d’emergenza non possano sostituire la tutela garantita dal diritto internazionale umanitario.

Gli impatti si estendono anche alle infrastrutture energetiche interconnesse: in Ucraina, a dicembre 2022, gli attacchi alla rete elettrica hanno lasciato quasi 7 milioni di bambini senza riscaldamento e acqua, mentre in Iraq un attacco con droni a un giacimento di gas nel novembre 2025 ha ridotto dell’80% la produzione elettrica nella Regione del Kurdistan, costringendo le autorità a razionare l’energia destinata a ospedali e acquedotti.

Le minacce alla salute e alla vita umana si rivelano devastanti. La mancanza di acqua pulita impedisce la sterilizzazione delle apparecchiature mediche negli ospedali, complica l’assistenza al parto e compromette la preparazione del latte terapeutico per i minori affetti da malnutrizione grave. Nei campi profughi del Chad orientale, che ospitano sfollati sudanesi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha accertato che la metà dei 2.092 casi sospetti di epatite E registrati tra gennaio e aprile 2024 ha colpito bambini e adolescenti tra i 6 e i 17 anni.

A ciò si aggiunge il pericolo fisico per chi si mette in viaggio per reperire riserve idriche: in sette famiglie su dieci l’incombenza ricade su donne e ragazze, esposte a percorsi pericolosi, violenze sessuali e all’abbandono scolastico, oltre al rischio di bombardamenti lungo le file d’attesa, come documentato a Gaza. La violazione dei diritti umani colpisce duramente anche il personale tecnico: l’ONU ha registrato l’uccisione di 14 operatori delle Autorità idriche libanesi durante il conflitto del 2024.

Per fronteggiare l’emergenza, le squadre umanitarie stanno convertendo gli impianti all’energia solare – come avvenuto per il 65% dei sistemi sostenuti da UNICEF in Afghanistan – e promovendo la formazione di meccanici locali. Tuttavia, i tagli alle risorse finanziarie mettono a rischio gli interventi: a fronte di 137,9 milioni di persone che necessitano di assistenza per i servizi idrici e igienico-sanitari nelle aree di crisi, per il 2026 è stato raccolto appena il 26% dei fondi necessari. L’UNICEF ha dunque rivolto un appello alla comunità internazionale e agli Stati membri affinché le reti idriche vengano considerate beni indispensabili per la sopravvivenza, garantendo protezione immediata agli impianti, al personale e all’accesso umanitario.

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