Trump e Iran raggiungono tregua grazie al ruolo di mediatori pakistani e supporto cinese

08.04.2026 13:55

Trump e l’Iran: accordo temporaneo evitato grazie al Pakistan

Ieri, 7 aprile 2026, a Washington, un accordo temporaneo tra Stati Uniti e Iran è stato raggiunto, nonostante le tensioni crescenti. Il presidente Donald Trump ha dovuto adattarsi a una proposta di tregua diretta dal Pakistan, in un clima di alta pressione diplomatica, riporta Attuale.

Le trattative, condotte dai diplomatici di Pakistan, Egitto e Turchia, hanno visto entrare in gioco il generale Asim Munir, capo dell’esercito pakistano, la cui mediazione è risultata cruciale. Le spiegazioni più plausibili per il suo ruolo attivo indicano un’eccessiva ostilità da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan nei confronti di Israele e un accordo strategico tra Munir e il ministro degli esteri cinese Wang Yi.

Durante la giornata del 7 aprile, si è intensificata la ricerca di una soluzione. La prima proposta pakistana prevedeva una tregua di 45 giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma Trump ha chiesto misure più immediate. Gli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno quindi optato per una riduzione del termine a due settimane, portando alla cooperazione diretta del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif.

Il via libera finale è arrivato alle 18:32 ora locale, un’ora e mezza prima della scadenza prevista. Trump ha tenuto alta la tensione, mentre si susseguivano contatti tra la Casa Bianca e il governo iraniano, informando anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu. È emerso che Pechino ha offerto supporto silenzioso per facilitare il raggiungimento dell’accordo, nonostante la sua apparente solidarietà con Teheran, come dimostrato dal veto alla proposta di risoluzione presentata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Le monarchie del Golfo hanno chiesto la condanna degli attacchi iraniani, ma si sono trovate escluse dal tratto finale delle negoziazioni. Gli Emirati Arabi Uniti, duramente colpiti da recenti attacchi, avevano espresso chiaramente la loro posizione favorevole a una continuazione del conflitto, come dichiarato dal loro ambasciatore a Washington, ma Trump ha preferito un accordo provvisorio per evitare un’escalation pericolosa per gli Stati Uniti e l’economia globale.

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