Netanyahu ottiene il via libera americano per bombardamenti in Gaza, Libano e Iran
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, di ritorno dalla Florida, ha ottenuto l’approvazione degli Stati Uniti per riprendere i bombardamenti su tre fronti: Gaza, Libano e Iran, riporta Attuale.
Il presidente americano ha dichiarato che le milizie di Hamas e Hezbollah devono disarmarsi, altrimenti subiranno nuove offensive. Ha anche indicato che l’Iran deve dimostrare di non perseguire più tecnologie nucleari né ricostituire un arsenale missilistico danneggiato durante il conflitto di giugno. Le informazioni ricevute dai servizi segreti israeliani hanno portato a credere che l’Iran stia effettivamente riarmandosi, mentre gli americani sembrano più scettici. Qualora sussistesse un pericolo, sia Israele che Stati Uniti sarebbero pronti a colpire duramente l’Iran.
Durante il soggiorno a Mar-a-Lago, Trump ha asserito che Israele sarà al sicuro solo quando i suoi vicini saranno disarmati e incapaci di nuocergli. I portavoce hanno descritto la collaborazione tra Trump e Netanyahu come la “migliore” delle sei finora avute. Il presidente americano ha definito Netanyahu un “eroe di guerra”, mentre il premier israeliano ha ricevuto l’Israel Prize 2026 come compensazione per non aver ottenuto il Nobel per la Pace.
La questione dei bombardamenti pende nell’aria come una minaccia, con tutti e tre i paesi coinvolti, che dichiarano di non essere disposti a cedere. L’Iran, in particolare, intende mantenere la propria deterrenza, compresa Hezbollah.
Recentemente, Teheran ha avvertito che un attacco alla milizia libanese sarebbe visto come un’aggressione diretta all’Iran. Tuttavia, media della regione, sia arabi che israeliani, non hanno dato troppo credito all’armonia mostrata tra Trump e Netanyahu.
Le discussioni sulla pace con la Siria e il coinvolgimento delle truppe turche a Gaza rappresentano fonti di tensione tra i due leader. Mentre Trump avanza proposte favorevoli, Netanyahu sembra opporsi. Ulteriori frizioni emergono dalla crescente offensiva dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania. Secondo le dichiarazioni di Trump, “non siamo completamente d’accordo, ma arriveremo a una sintesi”.
I dati forniti dall’esercito israeliano indicano che ci sono stati circa due attacchi al giorno da parte dei coloni negli ultimi 24 mesi, con un totale di 752 attacchi registrati nel 2025. Raramente, i responsabili di tali attacchi sono stati incriminati, suggerendo un appoggio da parte dello Stato. L’espansione delle colonie, illegali per il diritto internazionale, ha costretto i palestinesi a fuggire da circa il 60% della Cisgiordania a causa delle violenze.
La base elettorale di Trump è divisa riguardo a queste aggressioni. Mentre molti sostengono l’atteggiamento aggressivo nei confronti dell’Iran, criticano le violenze contro civili e pastori. Inoltre, secondo il media online Axios, la squadra di Trump ha messo in discussione il motivo per cui Israele raccoglie miliardi di dollari in tasse dai palestinesi, ma rifiuta di passarli all’Autorità Nazionale Palestinese, un approccio considerato da Netanyahu come un modo per erodere il governo palestinese esistente. Tuttavia, Trump è costretto a mantenere buoni rapporti con i suoi alleati sauditi, i quali preferirebbero vedere l’ANP responsabile anche a Gaza, evidenziando le crepe nell’alleanza strategica.