Trump e Teheran: oscillazioni tra minacce e tregue nella strategia americana

07.05.2026 09:05
Trump e Teheran: oscillazioni tra minacce e tregue nella strategia americana

Trump tenta di uscire dalla guerra con l’Iran, realizzando solo un obiettivo

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta cercando una via d’uscita “vincente” dalla guerra con l’Iran, tuttavia, ha raggiunto solo uno dei cinque obiettivi strategici stabiliti all’inizio del conflitto. Recentemente, il piano noto come Project Freedom, finalizzato a liberare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz, è stato sospeso dopo soli due giorni dall’annuncio, mostrando l’incertezza e la confusione che caratterizzano la gestione della crisi, riporta Attuale.

Un mese fa, Trump aveva minacciato di “cancellare in una notte la civiltà iraniana”, mentre ora, ha ricondotto tutto a una tregua basata su concessioni che Teheran non ha mai realmente concesso. La sospensione del Project Freedom è avvenuta solo due ore dopo la conferenza stampa del segretario di Stato, Marco Rubio, che aveva enfatizzato il carattere essenziale e difensivo dell’iniziativa americana.

Questi eventi rappresentano solo un esempio delle continue contraddizioni nella retorica di Trump sulla guerra in Iran. Ad esempio, il 1° aprile il presidente dichiarava che il conflitto si sarebbe chiuso in tre giorni, solo per poi correggersi a due o tre settimane nello stesso giorno. Inoltre, dopo una lettera inviata al Congresso, in cui affermava di non aver bisogno di un’approvazione formale per l’operazione, ha poi dichiarato in un comizio che “l’America è in guerra”.

I tre “comandamenti” di Trump

Per decenni, le azioni di Trump sono state guidate da tre obiettivi: “attacca sempre”, “non ammettere mai un errore”, “dichiarati sempre vincitore anche se non è vero”. Tali strategie, iniziate nel mondo immobiliare di New York, si sono poi trasferite anche nella sfera politica, dove ha conquistato consensi con la sua personalità carismatica e provocatoria.

Nel corso del suo primo mandato e all’inizio del secondo, Trump ha provocato scompiglio tra gli alleati degli Stati Uniti, nonché tra avversari come Cina e Russia, colpiti dalla sua imprevedibilità. Tuttavia, la strategia di attacco aggressivo sembra non funzionare più. L’Iran, ora più deciso, ha dimostrato che bastano pochi mezzi, come barchini e droni, per bloccare Hormuz, un punto nevralgico per il commercio mondiale.

Strategia e conseguenze

Trump è consapevole di avere commesso un grave errore avviando questa guerra, che potrebbe costargli il secondo mandato. Vorrebbe uscire dalla situazione proclamando una vittoria che non può realizzare, specialmente se lo Stretto di Hormuz continua a essere bloccato e Teheran non cede sul nucleare.

Gli sviluppi notturni sui social media del presidente, che minacciano ritorsioni severe contro l’Iran, dimostrano la sua frustrazione. Tuttavia, la sua posizione di potere è compromessa dalla mancanza di una strategia chiara e dall’eccessivo controllo esercitato sui suoi collaboratori, che esitano ad esporre verità scomode.

Il fallimento della strategia

Trump dovrebbe aver capito che il suo approccio non fosse più efficace già un anno fa, quando le sue minacce sui dazi avevano portato a marce indietro. L’immagine di un leader carismatico ha iniziato a sgretolarsi, con conseguenze negative sui mercati. Ora, si trova a fronteggiare un conflitto in cui, nonostante l’uccisione di Khamenei, non ha compreso la vulnerabilità militare degli Stati Uniti né l’esposizione economica causata dall’inflazione energetica globale.

Per quanto Trump desideri porre fine all’Iran, il costo della sua avventura bellica sarà elevato. Tra i cinque obiettivi fissati all’inizio delle operazioni, solo uno è stato realizzato: la distruzione della flotta iraniana. Con l’ombra di Jimmy Carter in agguato, Trump deve ora affrontare una situazione complessa in cui la sua leadership è messa a dura prova.

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