Turisti italiani bloccati alle Maldive a causa delle tensioni militari: conseguenze lavorative incerte

10.03.2026 11:55
Turisti italiani bloccati alle Maldive a causa delle tensioni militari: conseguenze lavorative incerte

Centinaia di lavoratori italiani bloccati all’estero a causa di conflitti militari

Roma, 10 marzo 2026 – Centinaia di lavoratori dipendenti italiani sono rimasti intrappolati alle Maldive, in Thailandia e in India a causa dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha paralizzato gli hub aerei di Dubai, Abu Dhabi e Doha, impedendo quasi tutti i voli di rientro dall’Asia. Una vacanza si è trasformata in un’odissea, con voli charter che costano migliaia di euro, hotel esauriti e, per molti, un’impossibilità di rientrare a lavoro. La situazione solleva interrogativi giuridici sullo status di assenza dei lavoratori, riporta Attuale.

Abbiamo consultato l’avvocato Francesco Rotondi, fondatore di LabLaw e noto esperto di diritto del lavoro, per comprendere i rischi concreti affrontati da questi dipendenti. Secondo Rotondi, l’assenza di un lavoratore bloccato all’estero a causa di conflitti armati si qualifica come “assenza giustificata per impossibilità di adempiere alla prestazione di lavoro, non imputabile al lavoratore”. Questa definizione è più specifica rispetto alla semplice forza maggiore, ma è fondamentale che il lavoratore comunichi tempestivamente la sua situazione al datore di lavoro, poiché l’assenza di tale comunicazione può cambiare notevolmente lo scenario giuridico.

In merito ai contratti di lavoro in situazioni di emergenza, Rotondi spiega che non tutti i contratti collettivi prevedono regole specifiche per queste fattispecie. Quando l’assenza è giustificata, non si applicano sanzioni disciplinari. Alcuni contratti possono prevedere congedi straordinari, e il lavoratore potrebbe essere in grado di concordare l’uso delle ferie già maturate.

Riguardo all’impatto delle ferie, Rotondi chiarisce che i giorni di blocco possono essere imputati d’ufficio alle ferie già accumulati, ma non a quelli non ancora maturati. La distinzione è cruciale per i lavoratori coinvolti. Se il dipendente era in trasferta aziendale, i principi rimangono gli stessi, ma chi era in trasferta potrebbe avere maggiori strumenti per documentare la situazione, inclusa la copertura assicurativa.

La retribuzione durante il periodo di blocco involontario non è generalmente garantita, anche se il datore di lavoro potrebbe dover concedere permessi retribuiti o congedi straordinari, a seconda del contratto collettivo applicato. Tuttavia, il tema dello smart working dall’estero emerge come una potenziale soluzione: “Ove la natura della prestazione lo consenta, ‘remotizzare’ il lavoro è una soluzione percorribile”, afferma Rotondi, sottolineando che è fondamentale un’accordo tra datore di lavoro e lavoratore e il rispetto delle normative vigenti.

Rotondi suggerisce anche una serie di azioni chiave per i lavoratori bloccati. È importante predisporre una comunicazione formale al datore di lavoro, documentando l’impossibilità di adempiere alla prestazione di lavoro e specificando la chiusura dello spazio aereo. Inoltre, il lavoratore deve avvisare l’azienda non appena la situazione si normalizza e rientrare entro 15 giorni dalla cessazione dell’impossibilità, pena il rischio di essere considerato dimissionario.

Infine, Rotondi menziona la possibilità di ricorrere a strumenti come la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, che può intervenire in situazioni di impossibilità non attribuibile ai lavoratori o al datore di lavoro. Tuttavia, la consapevolezza di tali diritti è frequentemente inadeguata: “La normativa italiana offre strumenti sufficienti, ma molti lavoratori e aziende non sono a conoscenza di queste misure”.

1 Comment

  1. Incredibile come una vacanza possa trasformarsi in un incubo! Ma come si fa a gestire tutto questo? E poi, chi paga per i voli esorbitanti? Non sarà mica colpa solo della guerra! C’è bisogno di più attenzione per i diritti dei lavoratori. Davvero da far rabbrividire la situazione attuale!

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