Un colono elimina un attivista palestinese di «No Other Land»

29.07.2025 22:15
Un colono elimina un attivista palestinese di «No Other Land»

Tragedia e Resistenza

Dal villaggio di Masafar Yatta, situato nel sud della Cisgiordania, emergono notizie tragiche di una violenza che non accenna a placarsi. Recentemente, Awdah Hathaleen, un attivista palestinese e protagonista del documentario vincitore di un Premio Oscar, è stato ucciso mentre denunciava gli abusi perpetrati dai coloni israeliani. Il documentario, intitolato “No Other Land”, racconta la resistenza pacifica dei palestinesi contro le ingiustizie subite, attirando l’attenzione internazionale. Ma ciò che è iniziato come un’avventura cinematografica si è trasformato in una dolorosa realtà, riporta Attuale.

Durante una visita al villaggio, i residenti hanno espresso la loro paura di avvicinarsi alla colonia israeliana di Karmel, preoccupati per la reazione dei coloni. Le loro testimonianze riflettono un clima di terrore e intimidazione: “I coloni possono fare ciò che vogliono. Rubano, avvelenano, e sono capaci di sparare,” affermano i palestinesi, illustrando un quadro di violenza quotidiana. Infatti, la situazione è diventata ancora più critica dopo un nuovo episodio di violenza che ha visto una reazione armata da parte di coloni, documentata e condivisa in diversi filmati sui social media.

Awdah Hathaleen, che stava suonando l’allerta su come i coloni stessero seteando le fonti d’acqua della comunità, è diventato così una vittima della stessa violenza che stava cercando di denunciare. Il suo amico e co-regista Basel Adra ha commentato con tristezza: “Ci cancellano, una vita alla volta.” La morte di Hathaleen non è isolata; dal 7 ottobre 2023, oltre mille palestinesi sono stati uccisi dai coloni, con una giustizia raramente realizzata. Il colono responsabile, Yinon Levi, è noto per la sua aggressività e, sebbene sia stato fermato dalla polizia, non è stato ancora incriminato.

La percezione della legalità in Cisgiordania è complessa. I palestinesi vivono in quelle che considerano le loro terre, ma sono soggetti a un sistema giuridico israeliano che frequentemente ignora i loro diritti. “Noi non siamo cittadini, non siamo nemmeno di serie B, siamo ospiti sgraditi nella nostra stessa casa,” spiega un attivista. Inoltre, gli attivisti denunciano pratiche come l’espropriazione delle terre in nome di presunti diritti ad aree per la sicurezza o per scavi archeologici, che in realtà servono a favorire gli insediamenti ebraici.

Le testimonianze degli attivisti occidentali, presenti al villaggio, supportano queste affermazioni. Andrea Alberizzi, un attivista italiano, ha dichiarato: “L’obiettivo dei coloni è rendere la vita impossibile ai palestinesi affinché decidano di andarsene.” E così, il ciclo di violenza e oppressione continua. La comunità palestinese, resiliente e determinata, si trova a fronteggiare sfide ardue, mentre il mondo osserva con crescente preoccupazione.

La situazione in Cisgiordania, già complessa, sta diventando sempre più drammatica, con la comunità internazionale chiamata a rispondere a queste emergenze. La lotta dei palestinesi per la loro dignità e la loro terra non accenna a fermarsi, e la voce di attivisti come Awdah Hathaleen rimane un simbolo di coraggio e determinazione di fronte all’ingiustizia.

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