Israele accusato di violenze contro attivisti della Global Sumud Flotilla in acque internazionali

21.05.2026 12:05
Israele accusato di violenze contro attivisti della Global Sumud Flotilla in acque internazionali

Violenze sui membri della Global Sumud Flotilla: il governo italiano chiede scuse a Israele

Secondo gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, gli attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti da Israele hanno subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche, avvenuta nei giorni scorsi in acque internazionali, sia durante il trasferimento verso il porto di Ashdod, che si trova in Israele fra Tel Aviv e la Striscia di Gaza, riporta Attuale.

Adalah ha comunicato mercoledì sera, 20 maggio, dopo aver incontrato gli attivisti detenuti, tra cui figurano anche 29 italiani. Nel pomeriggio, è stato pubblicato un video dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, che mostra attivisti legati e tenuti con il volto a terra al porto di Ashdod. Questa immagine ha suscitato dure critiche da diversi governi, incluso quello italiano, che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha richiesto scuse ufficiali da parte di Israele.

Secondo la ong, che da anni denuncia le violenze sui palestinesi nei territori occupati da Israele, «dozzine» di attivisti potrebbero avere costole rotte a causa dei pestaggi ricevuti e presentano difficoltà respiratorie. Gli avvocati hanno raccolto testimonianze di uso di taser, pistole a impulsi elettrici e hanno segnalato ferite dovute all’impatto di «proiettili di gomma» sparati dalla marina israeliana durante l’intercettazione delle barche, avvenuta martedì a nord dell’Egitto. Finora non è stata accertata la tipologia di proiettili utilizzati. Tre persone sono state trasportate in ospedale una volta giunte in Israele, ma sono state poi dimesse.

Nel comunicato rilasciato mercoledì sera, Adalah ha indicato che gli attivisti sono stati anche sottoposti a molestie sessuali e vari tipi di umiliazioni. Sono stati costretti a mantenere posizioni dolorose, simili a quelle mostrate nel video di Ben Gvir: secondo le segnalazioni degli avvocati, le persone sono state costrette a camminare piegate in avanti, con le guardie che esercitavano una pressione violenta sulle schiene. Durante il trasferimento su imbarcazioni militari (denominate dalla Flotilla “navi prigione”), gli attivisti sono stati costretti a rimanere in ginocchio per lungo tempo.

Adalah ha sottolineato che gli abusi subiti dagli attivisti della Flotilla risultano simili a quelli documentati in una precedente missione, conclusasi nel mese di ottobre con l’intercettazione delle barche in acque internazionali e la successiva detenzione in Israele per il rimpatrio degli attivisti. Gli attivisti trattenuti sono stati trasferiti nel carcere di Ketziot prima dell’espulsione.

Alcuni membri della missione stanno già rientrando in Italia: giovedì mattina, verso le 9, il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani e il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto sono tornati a casa dopo aver partecipato a una delle ultime barche intercettate da Israele martedì. Maria Elena Delia, portavoce della missione italiana della Flotilla, ha dichiarato che gli altri italiani detenuti dovrebbero essere trasferiti nel tardo pomeriggio a Istanbul, in Turchia, per poi rientrare in Italia. Il ministero degli Esteri ha confermato che giovedì mattina era in corso il trasferimento degli attivisti dal carcere di Ketziot verso Elat, nel sud di Israele, da dove saranno imbarcati su aerei charter di Turkish Airlines.

La narrazione di Adalah trova riscontro nelle dichiarazioni di Mantovani e Carotenuto, i quali, durante uno scalo ad Atene, hanno pubblicato un video in cui raccontano di aver subìto violenze. Hanno riferito di essere entrambi «molto doloranti» a causa dei pugni e dei calci ricevuti. Mantovani ha spiegato che quando la loro barca è stata intercettata, erano a 100 miglia nautiche da Port Said, circa 180-190 miglia da Gaza, e che sono stati portati legati e bendati su una nave corvetta, per poi essere trasferiti su una nave prigione dove sono stati picchiati immediatamente.

All’aeroporto Fiumicino di Roma, Mantovani e Carotenuto hanno raccontato ulteriormente delle esperienze traumatiche vissute. Carotenuto ha affermato che dopo l’abbordaggio sono stati «malmenati, spogliati, bagnati e chiusi in container, costretti a camminare a piedi scalzi su un ponte stracolmo d’acqua». Sono stati poi portati in una «panic room», dove tre persone hanno picchiato i prigionieri.

Sia Mantovani che Carotenuto hanno riferito di essere stati scortati all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv con manette e catene ai piedi. Mantovani ha aggiunto che durante la perquisizione gli sono stati tolti i pantaloni e il portafoglio contenente i documenti, senza che gli venisse restituito. Carotenuto ha descritto un trattamento durevole, affermando di essere stato tenuto in una stanza con l’aria condizionata a 17 gradi per sei ore.

Tatiana Montella, avvocata del team legale che assiste gli attivisti italiani della Flotilla, ha evidenziato un aumento delle violenze da parte di Israele rispetto alla missione precedente. Mercoledì, il team legale ha depositato un esposto per sequestro di persona riguardo agli eventi del 29 aprile e del 18 e 19 maggio, quando unità della marina israeliana hanno intercettato e abbordato la Flotilla. Questo abbordaggio è avvenuto in acque internazionali, dunque in violazione del diritto internazionale.

L’operazione e il video di Ben Gvir hanno suscitato indignazione in molti paesi, i quali hanno convocato gli ambasciatori israeliani. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, in un’intervista al quotidiano Avvenire, ha dichiarato che «per noi però è stata superata una “linea rossa”» e che «valuteremo il nostro atteggiamento politico».

L’Italia, pur rimanendo tra i paesi che si oppongono a sanzioni europee contro Israele, ha adottato posizioni ferme inerenti a situazioni che coinvolgono cittadini italiani o questioni di immagine. Mercoledì sera, in diverse città italiane, sono stati organizzati presidi di protesta contro il trattamento degli attivisti della Flotilla.

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