Il Rientro dei Rimpatriati in Afghanistan: La Situazione Attuale
GINEVRA – Ted Chaiban, Vice Direttore generale dell’UNICEF per l’azione umanitaria e le operazioni di approvvigionamento, ha recentemente concluso una missione in Afghanistan dove ha osservato che, solo in questo anno, oltre 2 milioni di afghani, inclusi mezzo milione di bambini, sono tornati dall’Iran e dal Pakistan, insieme a numerosi migranti provenienti dai paesi dell’Asia centrale. Durante il suo quarto viaggio nel paese, Chaiban ha avuto incontri con alti funzionari dell’autorità de facto, tra cui il Vice Primo Ministro per gli Affari Amministrativi, e ha visitato i programmi supportati dall’UNICEF a Kunduz, Islam Qala e Herat. È emerso un miglioramento nell’accessibilità dei servizi, consentendo all’UNICEF di raggiungere un numero crescente di bambini e famiglie vulnerabili.
Nel centro di accoglienza di Islam Qala, dove quotidianamente attraversano il confine decine di migliaia di persone, Chaiban ha notato la cooperazione tra le autorità, le agenzie delle Nazioni Unite, le ONG e altri attori nell’erogazione dei servizi umanitari. I centri di accoglienza sono stati istituiti lungo i confini del paese per assistere l’elevato numero di rimpatriati, con picchi significativi di arrivi, come quello del 4 luglio, quando oltre 50.000 persone hanno fatto ritorno in un solo giorno. Le famiglie ha dichiarato di sperare in un futuro migliore, ma manifestano preoccupazioni soprattutto per la continuità dell’istruzione delle loro figlie oltre la sesta classe (prima media), un timore condiviso dalle giovani studentesse incontrate a Kunduz.
“L’istruzione in Afghanistan presenta sfide cruciali, in particolare per le adolescenti che non possono frequentare la scuola oltre il primo ciclo. Questo non impatta solo le ragazze, ma anche il futuro delle donne nel paese, privandole dell’accesso a una formazione secondaria e a opportunità professionali”, ha spiegato Chaiban. Durante la sua visita a Kunduz, ha incontrato giovani studentesse desiderose di completare la loro formazione, evidenziando la drammatica situazione di una giovane insegnante che stava per terminare gli studi in medicina quando le è stato impedito di proseguire. Il numero sempre crescente di ragazze escluse dall’istruzione elementare rappresenta una perdita significativa per il sistema sanitario e per lo sviluppo del paese.
In merito alla crisi dei rimpatriati, l’UNICEF ha espresso gratitudine verso i governi dell’Iran e del Pakistan per aver accolto rifugiati afghani, ma ha anche manifestato preoccupazioni per il benessere di chi intraprende il viaggio di ritorno, che spesso risulta difficile e imprevisto. La situazione diventa ancora più complessa per una popolazione già vulnerabile, poiché più della metà degli afghani necessita di assistenza umanitaria, in un contesto aggravato da più di quarant’anni di conflitto e da una grave siccità. “I bambini, in particolare quelli non accompagnati, hanno bisogno di protezione speciale. Le autorità incaricate della protezione dell’infanzia devono garantire il loro benessere, sostenendo il ricongiungimento familiare”, ha aggiunto Chaiban, sottolineando che a luglio l’UNICEF ha già assistito più di 6.000 bambini non accompagnati.
Nonostante i progressi nella risposta umanitaria, Chaiban ha sottolineato l’importanza di garantire sicurezza e qualità dei servizi durante il rimpatrio, affermando che le comunità in Afghanistan stanno lottando per gestire l’enorme afflusso di rifugiati. I limiti nell’accesso all’istruzione e ai servizi fondamentali complicano ulteriormente integrazione di un numero così elevato di persone. L’UNICEF ha quindi lanciato un appello per un approccio sistematico e graduale ai rimpatri, garantendo dignità e sicurezza ai migranti e assicurando loro l’accesso continuo ai servizi essenziali.
Infine, l’UNICEF ha esortato l’Iran, il Pakistan e l’Afghanistan a collaborare per un rimpatrio graduale e organizzato dei rifugiati, consentendo una gestione efficace della situazione da parte delle autorità afghane e degli operatori umanitari. “Ribadiamo l’importanza di garantire che il rientro avvenga in modo sicuro e ordinato, tutelando i diritti e il benessere di tutte le persone coinvolte”, ha concluso Chaiban. In questo contesto sempre più complesso, le speranze di un futuro migliore per l’Afghanistan richiedono un’attenzione continua e una solida cooperazione internazionale.
Riporta Attuale.
Non posso credere a quello che succede! Questi rimpatriati affrontano una situazione così precaria eppure sperano in un futuro migliore. E le ragazze? Senza istruzione, non c’è futuro per loro. Qui in Italia ci lamentiamo per così poco, ma lì la vita è così dura. Speriamo in un cambio!
Ma come si fa a tornare in un paese così instabile? La speranza per un futuro migliore è bella, ma mi chiedo se ci siano davvero le condizioni per garantire sicurezza e istruzione, soprattutto per le ragazze. Non vorrei che fosse tutto una grande illusione…