Ritorno in Italia di Giacomo Longhi, il traduttore dal farsi
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Durante i recenti attacchi israeliani contro l’Iran, Giacomo Longhi si trovava in un appartamento a Teheran, ospite di un amico scrittore. Qui, rifletteva sul suo primo romanzo tradotto dal farsi, Non ti preoccupare di Mahsa Mohebali, che descrive un’ipotetica situazione apocalittica a Teheran. Longhi, 36 anni, ha una lunga esperienza con l’Iran, iniziata nel 2010, e collabora con la casa editrice Bompiani. Ha anche lavorato per l’ambasciata italiana a Teheran nei periodi in cui l’Italia, sotto la guida di Federica Mogherini, ha giocato un ruolo chiave nella diplomazia internazionale, in particolare in relazione all’accordo nucleare del 2015. Durante la Fiera del libro di Teheran del 2017, l’Italia è stata ospite d’onore, con la partecipazione di figure importanti come Michela Murgia e Alessandro Barbero, riporta Attuale.
La sera di giovedì, Longhi era in compagnia degli amici a Teheran, divertendosi e scherzando. A un certo punto, però, ha avvertito un forte boato. Spaventato, ha pensato che i bombardamenti potessero colpire le abitazioni. Era circa le 3:54 del mattino quando, interagendo con un amico via messaggio, ha realizzato che la situazione era critica: “Hai sentito?”. La risposta è stata “Sì, è iniziata la guerra”. In quel momento, ha preparato uno zaino senza sapere esattamente cosa fare, cercando un punto sicuro lontano dalle finestre, mentre fumava una sigaretta nello stato di crescente ansia.
Dopo una notte d’insonnia, il giorno seguente Longhi ha deciso di uscire per prendere un caffè: “Un po’ di ragazzi cercavano di alleggerire l’atmosfera raccontando barzellette”. Le strade, però, erano desolate e silenziose. Successivamente, ha prenotato un taxi con Snapp per raggiungere Chalus, nel nord dell’Iran, assistito da una collega e dall’ambasciatore italiano a Baku. Finalmente, lunedì ha attraversato il confine azero e, da martedì, è di nuovo in Italia.
Secondo Longhi, i bombardamenti vengono percepiti dagli iraniani come veri e propri attacchi terroristici. “La mia idea è di rimanere amico con tutti, evitando di intromettermi nei dibattiti politici. L’Iran è un mosaico di opinioni diverse, ma c’è un forte sentimento di nazionalismo che emerge specialmente quando il Paese è sotto attacco. Molti dei miei amici, anche quelli con visioni più liberali, esprimono ora la necessità di unire le forze e affermano che l’Iran ha il diritto di difendersi. Ci sono anche coloro che, nonostante le loro riserve sul regime, sentono un forte attaccamento al Paese e affermano: “Questa è casa mia, dobbiamo fermare i bombardamenti israeliani”.