Un gesto che assume un’importanza politica notevole è stato compiuto da trentaquattro ex ambasciatori italiani in pensione, tra cui nomi di spicco come Pasquale Ferrara e Ferdinando Nelli Feroci. Questi diplomatici hanno redatto e inviato una lettera aperta alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sollecitando un’azione diplomatica immediata per il riconoscimento nazionale dello Stato di Palestina. Regolarizzato da questo atto, si sottolinea come non sia solo un gesto simbolico, ma il primo step per un serio rilancio della prospettiva dei due Stati. Nel messaggio, insistono su come «ci siano momenti nella storia in cui non sono più possibili ambiguità né soluzioni intermedie. Questo momento è arrivato per Gaza», esprimendo una posizione decisa contro le operazioni israeliane nella Striscia, ritenute ormai «inaccettabili senza giustificazioni plausibili».
La denuncia sulle restrizioni per l’accesso umanitario a Gaza
Gli ex ambasciatori provengono da contesti diversi, costituendo un gruppo eterogeneo di ex rappresentanti permanenti presso l’Ue e la Nato, oltre a essere ex consiglieri diplomatici in seno alla Presidenza della Repubblica e a Palazzo Chigi. Questi ex diplomatici hanno denunciato gravi violazioni dei diritti umani e crimini di guerra, affermando che la responsabilità del governo israeliano deve essere accertata. Inoltre, sottolineano le «inaccettabili restrizioni per l’accesso umanitario a Gaza», avvertendo che la riduzione delle attività delle organizzazioni internazionali ha provocato miliardi di nuove vittime innocenti, senza alcuna reale alternativa per la popolazione.
Le richieste al governo
Nel loro appello, gli ex ambasciatori esortano l’Italia a non limitarsi a dichiarazioni di principio, ma a intraprendere «gesti politico-diplomatici concreti ed efficaci». Tra le proposte indicate, si suggerisce a Palazzo Chigi di «sospendere ogni rapporto e cooperazione militare e di difesa con Israele», e di favorire a livello europeo l’adozione di sanzioni individuali, come il congelamento dei beni economico-finanziari e restrizioni nei movimenti internazionali per i funzionari israeliani coinvolti nella crescita degli insediamenti illegali e nelle violenze in Cisgiordania. Inoltre, è stata sollevata la necessità di unire gli sforzi europei per sospendere temporaneamente l’Accordo di associazione tra Israele e l’Ue.
«Non possiamo restare in silenzio»
L’invito principale espresso nella lettera è quello di riconoscere lo Stato di Palestina, in modo che la formula «due popoli, due Stati» possa diventare un’occasione reale per un dialogo riattivato e credibile. «Le relazioni con Israele devono essere condizionate da questa visione», affermano gli ex ambasciatori. Concludono il loro appello richiamando l’attenzione sul loro lungo servizio diplomatico in nome della pace e del dialogo, sostenendo che non possono rimanere in silenzio di fronte alla sistematica negazione da parte del governo israeliano dei principi in cui hanno sempre creduto e per cui hanno dedicato la loro carriera diplomatica, riporta Attuale.
La lettera aperta redatta da trentaquattro ex ambasciatori italiani segna un momento cruciale nella discussione sul riconoscimento dello Stato di Palestina, demandando un’azione diplomatica concreta e sostenendo la necessità di un approccio diretto contro le violazioni dei diritti umani a Gaza.Le proposte avanzate, che includono la sospensione dei rapporti militari con Israele e l’adozione di sanzioni, mirano a promuovere una ripresa del dialogo basato sulla formula “due popoli, due Stati”. Questi diplomatici, con una carriera dedicata alla pace e al dialogo, fanno appello alla comunità internazionale affinché non rimanga indifferente di fronte ai recenti eventi, sottolineando l’urgenza di agire per un cambiamento reale e significativo nella situazione attuale.