Il 26 luglio 2025, l’Istituto per lo studio della guerra (ISW) ha pubblicato un rapporto in cui si analizza il motivo per cui la leadership russa continua a eludere un incontro diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Secondo il centro di ricerca, il Cremlino simula disponibilità al dialogo solo per rafforzare la propria posizione militare, logorare la resistenza ucraina e costringere Kiev e l’Occidente a concessioni unilaterali.
Mentre gli Stati Uniti spingono per l’organizzazione di un vertice bilaterale, Mosca frena. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha definito la prospettiva di un incontro “poco probabile”, sostenendo che prima devono essere raggiunti “accordi a livello esperto” tra le delegazioni.
Il vertice in stallo malgrado i tentativi negoziali
Il 23 luglio a Istanbul si è tenuto un nuovo ciclo di negoziati tra Ucraina e Russia. Kiev ha proposto un cessate il fuoco reciproco sugli impianti infrastrutturali e un incontro tra i presidenti entro la fine dell’estate. Anche il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha parlato di “consenso preliminare” sull’organizzazione di un vertice. Tuttavia, come avverte l’ISW, la Russia continua a rinviare ogni passo concreto, scegliendo consapevolmente la strada della dilazione.
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato il 25 luglio che il summit “doveva già aver avuto luogo tre mesi fa” e che, secondo lui, si terrà comunque. Ma le dichiarazioni pubbliche non coincidono con segnali reali di avanzamento: al contrario, l’iniziativa sembra bloccata, con Mosca che guadagna tempo sul campo e nelle retrovie diplomatiche.
Strategia del rinvio: pressione politica e vantaggio militare
Secondo il rapporto dell’ISW, la Russia usa il rinvio del vertice come leva strategica per continuare le operazioni militari e destabilizzare l’Ucraina. Rifiutandosi di partecipare a un confronto diretto tra i leader, il Cremlino mira a dipingere Kiev come l’ostacolo alla pace, pur essendo l’aggressore. In realtà, scrivono gli analisti, Mosca ostacola il processo proprio per evitare qualsiasi mediazione che possa costringerla a fare concessioni.
Il messaggio che ne deriva rafforza la posizione diplomatica di Kiev. L’Ucraina può legittimamente affermare di essere aperta al dialogo, mentre la controparte sceglie l’escalation. Questo argomento viene sempre più spesso utilizzato per sollecitare nuove misure sanzionatorie e maggiori aiuti militari da parte del blocco occidentale.
Impatti regionali e rischi globali
Il protrarsi del blocco negoziale rappresenta un pericolo per la stabilità europea. Secondo il rapporto, il comportamento della Russia mina qualsiasi percorso diplomatico e alimenta le tensioni economiche e di sicurezza nella regione. L’Unione Europea, già provata dagli effetti della guerra su energia e inflazione, potrebbe vedere in questa paralisi una giustificazione concreta per rafforzare le sanzioni, ridurre ulteriormente la dipendenza energetica da Mosca e intensificare il sostegno all’Ucraina.
L’assenza di progressi diplomatici minaccia anche gli interessi interni della stessa Russia. Con un’economia in declino a causa delle sanzioni e un crescente malcontento sociale, il rischio per il Cremlino è un deterioramento del consenso interno. La guerra prolungata e la mancanza di prospettive concrete di pace potrebbero generare instabilità anche sul fronte domestico.