Nei tre anni successivi all’inizio della guerra in Ucraina, l’economia polacca ha registrato benefici significativi grazie alla presenza dei rifugiati. Secondo un’analisi congiunta dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e della società di revisione Deloitte, l’impatto complessivo tra il 2022 e il 2024 ammonta a 111 miliardi di zloty, frutto del contributo dei cittadini ucraini al mercato del lavoro, al sistema fiscale e ai consumi interni.
Incremento delle entrate fiscali
Le entrate del bilancio statale polacco sono cresciute del 2,0% nel 2022, del 2,75% nel 2023 e del 2,94% nel 2024, con un effetto misurato in 25 miliardi, 39,1 miliardi e 47 miliardi di zloty rispettivamente. Questo risultato deriva dal fatto che molti rifugiati hanno trovato impiego o hanno avviato attività imprenditoriali, generando redditi sottoposti a tassazione e aumentando la domanda interna. Un ulteriore stimolo è arrivato anche dai capitali provenienti dall’estero, inclusi i risparmi trasferiti dai conti bancari ucraini.
Gli esperti sottolineano che, a lungo termine, i rifugiati potrebbero far crescere le entrate fiscali annuali del 2,7%. Nel rapporto si legge che «i rifugiati ucraini creano produzione aggiuntiva e accrescono la domanda, il che si traduce in un aumento del PIL reale e in benefici diretti per le finanze pubbliche».
Bilancio tra costi e benefici
Nel periodo 2022–2024 la Polonia ha destinato 7,56 miliardi di zloty a sostegni sociali per i rifugiati, oltre a più di 9 miliardi di zloty per sanità, istruzione e altri servizi pubblici. Parallelamente, gli ucraini hanno versato 51,3 miliardi di zloty in tasse e contributi sociali. Inoltre, secondo il progetto Ukraine Support Tracker, Varsavia ha fornito aiuti militari, umanitari e finanziari per un totale di 5,134 miliardi di euro, pari a circa 22 miliardi di zloty.
Impatto sul PIL polacco
L’effetto dei rifugiati sul prodotto interno lordo si è consolidato di anno in anno. Nel 2022 la loro presenza ha contribuito a un incremento dell’1,5% del PIL reale. Nel 2023 l’impatto è salito al 2,3% e nel 2024 ha raggiunto il 2,7%, corrispondente a 98,7 miliardi di zloty di crescita economica. Le previsioni indicano che, con l’integrazione e l’acquisizione di competenze specifiche, l’effetto complessivo potrebbe arrivare al 3,2% del PIL entro il 2030.