Al Sisi invita Trump per la firma della pace, ma rimangono nodi irrisolti
Dopo numerosi inviti, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi sollecita Donald Trump a recarsi a Sharm El Sheikh per la cerimonia di firma di un accordo di cessate il fuoco, mentre il governo israeliano considera una visita imminente del leader americano. Al Sisi sembra convinto di poter offrire ciò che desidera la comunità internazionale, riporta Attuale.
I rappresentanti di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono già arrivati sulla costa del Mar Rosso per interagire con le delegazioni e spingere per l’accettazione del piano in venti punti delineato da Trump. Secondo le fonti arabe citate dal Times of Israel, i mediatori stanno cercando di concludere la prima fase dell’accordo entro domani mattina, auspicando l’inizio della tregua e la liberazione di 20 ostaggi ancora in vita, la cui esistenza è stata confermata da Hamas.
Nonostante l’ottimismo, Benjamin Netanyahu ha chiarito la distinzione tra una «prima fase» e le successive, evidenziando la complessità delle promesse fatte a elementi radicali all’interno del suo governo. Il premier israeliano, consapevole della pressione interna, ha confermato l’intenzione di proseguire fino alla «vittoria totale». In questo contesto, Trump promette di impedire nuove operazioni militari. Tuttavia, le provocazioni continuano, come dimostra la recente dichiarazione di Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale, che ha ribadito la proprietà e l’identità ebraica del Monte del Tempio.
Le controversie riguardano anche il ritiro israeliano, richiesto integralmente da Hamas, e la liberazione di detenuti palestinesi. Le negoziazioni sono complicate dall’elenco di prigionieri proposto da Hamas e dalla controproposta dei servizi segreti israeliani. Tra le richieste, vi è il rilascio di Marwan Barghouti e Ahmad Saadat, figure chiave della seconda intifada, attualmente condannati a lunghe pene detentive. La libertà di Barghouti, in particolare, è vista come un importante passo verso la legittimazione della leadership palestinese.
Una fonte del New York Times ha rivelato che Hamas potrebbe essere disponibile a un disarmo parziale, mantenendo armamenti leggeri per la propria sicurezza interna, un segnale chiaro della pressione interna e delle ripercussioni subite dalla popolazione della Striscia di Gaza, dove sono stati registrati circa 67 mila morti e devastazioni estese.
Con i familiari degli ostaggi che ripongono le loro speranze in Trump, alcuni hanno persino proposto la sua candidatura per il Nobel per la pace, un riconoscimento che potrebbe essere meritato qualora riuscisse a ottenere un cessate il fuoco duraturo. Attualmente restano in cattività 48 ostaggi, di cui più della metà sono stati uccisi in prigionia. Recentemente, i familiari hanno diffuso un video di Bipin Joshi, un giovane nepalese sequestrato mentre studiava agricoltura presso un kibbutz.
Ma è possibile? Devo dire che la situazione è davvero complessa… sembra un gioco di parole tra interessi e promesse che nessuno vuole mantenere, mentre gli innocenti continuano a soffrire e a pagare il prezzo. Ma come può Trump risolvere tutto questo?! È come cercare di mettere una pezza a un vestito lacerato!