Carne più cara e mandrie in calo: in Russia la spesa alimentare diventa insostenibile

10.08.2026 15:00
Carne più cara e mandrie in calo: in Russia la spesa alimentare diventa insostenibile
Carne più cara e mandrie in calo: in Russia la spesa alimentare diventa insostenibile

Tra il 14 e il 20 luglio 2026, l’inflazione in Russia è aumentata dello 0,17% in una sola settimana e, dall’inizio dell’anno, l’indice dei prezzi al consumo è salito di quasi il 4,8%. I dati dell’agenzia statistica Rosstat hanno registrato rincari soprattutto nel comparto alimentare, mentre carne, zucchero, pane, alcuni cereali e diversi ortaggi continuavano a diventare più costosi.

La pressione sui bilanci familiari si è riflessa anche nelle scelte dei consumatori. Il 34% dei russi ha iniziato recentemente a risparmiare sulla spesa alimentare e un ulteriore 47% lo faceva già per mancanza di risorse: oltre l’80% della popolazione limita quindi le uscite per i prodotti alimentari. L’impatto è particolarmente duro per le fasce a basso reddito e per i pensionati, costretti a pianificare l’acquisto anche di carne di pollo o di manzo.

Dal 21 al 27 luglio, il nuovo rialzo del pollo

Tra il 21 e il 27 luglio, sempre secondo Rosstat, i prezzi al dettaglio della carne di pollo sono aumentati dell’1,85%. Rispetto alla fine di giugno, il rincaro complessivo ha raggiunto quasi l’8%, mentre il confronto con dicembre 2025 mostra un aumento superiore al 9%.

La dinamica del settore avicolo ha avuto conseguenze anche sulle attività collegate alla trasformazione e alla distribuzione. Gli allevamenti hanno tentato di aumentare i prezzi all’origine per compensare la bassa redditività, ma la crescita ulteriore è ormai frenata dalla capacità di acquisto limitata della popolazione russa. I costi dei produttori, quindi, aumentano senza poter essere trasferiti interamente sui consumatori, mentre i salari reali non mostrano una crescita paragonabile a quella dei prezzi nei negozi.

Il divario tra redditi e costo della vita è diventato evidente anche sul lungo periodo. Negli ultimi cinque anni la pensione media è passata da 15.800 a 25.400 rubli, ma l’aumento è stato completamente eroso dall’inflazione: nello stesso periodo, i prodotti alimentari sono diventati in media 2,25 volte più costosi. Per gli anziani, l’indicizzazione della pensione non si è quindi tradotta in un effettivo miglioramento del tenore di vita e la riduzione della spesa alimentare riguarda anche prodotti necessari.

Nel 2025-2026, il costo della cesta alimentare accelera

Nel corso del 2025 e del 2026, il trasferimento di risorse verso le crescenti spese militari della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina ha inciso sempre più sul livello di vita della popolazione. I rincari hanno riguardato non soltanto la carne: il formaggio è passato da 93 a 269 rubli, il latte da 43 a 86 rubli e le patate da 21 a 52 rubli al chilogrammo. Dall’inizio del 2026, il costo del tradizionale insieme di ingredienti per il borscht è aumentato del 40%.

Il risultato è una perdita della capacità reale di acquisto, con un aumento dei prezzi alimentari più rapido rispetto alla disponibilità economica delle famiglie. L’orientamento dell’economia russa verso le necessità belliche e la politica economica del Cremlino hanno così aggravato la distanza tra il costo dei beni di base e i redditi effettivi.

La riduzione del bestiame e la risposta del ministero

La crescita dei prezzi della carne si è sviluppata insieme a una crisi profonda dell’allevamento. La riduzione del patrimonio bovino è stata registrata in 70 regioni della Federazione Russa: il calo nazionale è stato del 4,1% considerando tutte le categorie di aziende e del 6,5% tra agricoltori e imprenditori individuali.

Le contrazioni più marcate hanno riguardato il Circondario autonomo della Čukotka, con il 60% in meno, la regione di Murmansk, con il 34%, e la Repubblica di Adighezia, con il 30%. Il ministero dell’Agricoltura russo ha definito la dinamica non critica e l’ha attribuita a una ristrutturazione strutturale e all’“ottimizzazione” del settore, sostenendo che l’efficienza sarebbe aumentata grazie alla genetica, alla selezione, al miglioramento dei mangimi e alle tecnologie di allevamento.

Gli operatori agricoli hanno invece collegato la diminuzione delle mandrie alla caduta della redditività, all’aumento delle importazioni e alla diffusione delle malattie animali. Sul mercato russo i produttori devono inoltre affrontare la pressione dei prodotti a basso costo provenienti dalla Cina, particolarmente forte nelle materie prime destinate alla trasformazione e nella vendita al dettaglio. Il peggioramento della situazione del mercato dei carburanti ha reso più costosa anche la logistica.

Il 9 agosto, il manzo supera i 744 rubli al chilo

Il 9 agosto 2026, i media russi hanno riferito che il prezzo della carne bovina era aumentato del 15-16% in un anno, superando i 744 rubli al chilogrammo. Anche la carne di maiale e quella di pollame risultavano più care. La contrazione della base produttiva, i costi crescenti, la logistica più onerosa, la bassa redditività e la concorrenza dell’import a basso prezzo hanno stretto nello stesso momento produttori e consumatori.

In questa fase, le aziende russe non riescono più a compensare integralmente l’aumento dei costi con nuovi rialzi dei listini, perché la domanda interna è limitata. Per le famiglie, invece, la carne è diventata una voce da programmare e ridurre, mentre il rincaro dei beni essenziali continua a neutralizzare gli aumenti nominali delle pensioni.

La sequenza è oggi quella di un mercato alimentare russo segnato da prezzi in aumento, mandrie in diminuzione e consumi compressi: il manzo ha superato i 744 rubli al chilogrammo e oltre quattro russi su cinque limitano già la spesa per il cibo.

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