La conquista di Al Fashir da parte delle Rapid Support Forces segna un nuovo capitolo di violenza in Darfur

01.11.2025 11:45
La conquista di Al Fashir da parte delle Rapid Support Forces segna un nuovo capitolo di violenza in Darfur

Conquista di Al Fashir: le Rapid Support Forces intensificano la violenza in Darfur

Le milizie delle Rapid Support Forces (RSF) hanno conquistato lunedì Al Fashir, l’ultima grande città della regione del Darfur ancora non sotto il loro controllo. Dalla città giungono notizie allarmanti di violenze, massacri di civili ed esecuzioni di massa, segnalando un’escalation delle atrocità in un conflitto che dura da oltre due anni, riporta Attuale.

Il Darfur è nuovamente al centro delle atrocità, come accaduto due decenni fa, fra il 2003 e il 2006, in quella che è nota come la guerra del Darfur, o “genocidio del Darfur”. Le vittime attuali sono principalmente persone di etnia non araba, e gli autori di tali massacri sono le RSF, con radici dirette nei janjawid, le milizie che causarono la pulizia etnica in quella regione oltre vent’anni fa.

Il Darfur, regione occidentale del Sudan, grande come la Spagna e con una popolazione stimata di 12 milioni di persone, ha vissuto decenni di conflitti che hanno portato a enormi spostamenti migratori. La diversità etnica della regione, composta principalmente da arabi nomadi e genti sedentari di etnia fur, masalit e zaghawa, ha alimentato tensioni profonde, aggravate da un’insufficiente rappresentanza governativa e da politiche di sfruttamento delle risorse.

La guerra scoppiò nel 2003, quando formazioni ribelli, unite sotto il nome di Esercito di liberazione del Sudan (SLA), iniziarono a colpire gli interessi governativi a Khartum. In risposta, il regime di Omar al Bashir, presidente dal 1989, reclutò le milizie arabe, intensificando le violenze e portando a violazioni sistematiche dei diritti umani da parte dei janjawid.

Le RSF, ora riconosciute come le eredi delle janjawid, sono state ufficialmente istituite nel 2013 per contrastare la ribellione, sotto la guida di Hamdan Dagalo, noto come Hemedti. La situazione è degenerata ulteriormente dopo il colpo di stato del 2019 che ha deposto al Bashir, dando vita a nuovi conflitti armati tra le RSF e il generale Abdel Fattah al Burhan, comandante dell’esercito regolare. Nonostante l’arresto di al Bashir, la giustizia per le atrocità passate non è mai stata implementata, aumentando la frustrazione tra la popolazione.

Il 6 ottobre, la Corte Penale Internazionale ha emesso la sua prima condanna per crimini di guerra e contro l’umanità legati agli eventi in Darfur, condannando Ali Muhammad Ali Abd Al Rahman, conosciuto come Ali Kushayb, figura di spicco delle milizie.

La comunità internazionale continua a monitorare la situazione in Darfur, ma le prospettive per un intervento efficace per mitigare la crisi umanitaria restano incerte. A breve, è previsto un ulteriore aumento della violenza se non verranno intraprese azioni decisive per sostenere la popolazione civile colpita.

1 Comment

  1. È veramente incredibile vedere come la storia si ripeta… sono passati anni ma nulla sembra cambiare. La sofferenza della gente in Darfur è inaccettabile e mi chiedo quando la comunità internazionale prenderà sul serio questi crimini. Umanità zero!

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