Marjorie Taylor Greene in conflitto con Donald Trump: una frattura tra sostenitori di destra
La controversia tra Marjorie Taylor Greene e Donald Trump si è intensificata, con il presidente che ha etichettato la deputata della Georgia come una «pazza furiosa» e una «traditrice», promettendo di sostenere altri candidati Repubblicani nella sua circoscrizione. Greene, in risposta, ha espresso preoccupazione per la propria sicurezza dopo che Trump ha «infiammato i suoi troll di internet» contro di lei, riporta Attuale.
Il dissenso tra i due è emerso in relazione a numerosi temi. Greene ha criticato il supporto militare degli Stati Uniti a Israele, definendo la situazione nella Striscia di Gaza «un genocidio», ed è stata contraria all’intervento statunitense in Iran e alla vendita di armi all’Ucraina, sostenendo che gli americani avevano votato Trump «per porre fine alle guerre all’estero». Ha anche richiesto di vedere l’aereo presidenziale fermo a casa e non sempre in volo. Inoltre, ha accusato il governo di fare «gaslighting» sui prezzi, secondo lei non aumentati «nonostante la gente si accorga del contrario».
La distanza tra Trump e Greene è diventata particolarmente evidente nel contesto del caso di Jeffrey Epstein. Greene ha sollecitato la pubblicazione dei documenti delle indagini, firmando anche petizioni democratiche, accusando l’amministrazione Trump di tentare di nascondere prove cruciali.
Greene ha cercato di apparire più allineata ai principi MAGA rispetto a Trump stesso, posizionandosi come una voce critica riguardo alla gestione del caso Epstein, un tema caldo per una parte della destra statunitense attiva online. Anch’essa ha sollevato interrogativi sulle modalità di gestione degli “Epstein Files” da parte di Trump, che sono diventati oggetto di varie teorie complottiste.
In questo contesto, Trump ha reagito in modo piccato, alimentando la tensione e minacciando verbalmente Greene. Resta da vedere se questa sarà una rottura definitiva o un conflitto temporaneo, dato che gran parte dell’immagine pubblica di Greene è stata costruita sulla sua lealtà a Trump e al movimento MAGA.
All’età di 51 anni, Greene è emersa sulla scena politica nel 2016 attraverso collaborazioni con piattaforme legate al movimento QAnon, noto per le sue teorie complottiste. Si è candidata alla Camera nel 2020 e, dopo una vittoria nelle primarie Repubblicane, Trump la definì una «futura stella Repubblicana». Tuttavia, un’analisi approfondita ha messo in luce post e dichiarazioni razziste, islamofobe e anti-semite provenienti dai suoi profili social.
Nel 2021, Greene paragonò le politiche di controllo della diffusione del Covid al marchio nazista delle stelle gialle per gli ebrei. Era anche tra i sostenitori più accaniti della teoria secondo cui Trump avrebbe vinto le elezioni del 2020, svolgendo un ruolo attivo durante l’attacco al Congresso del 6 gennaio 2021. Durante l’amministrazione Biden, è stata parte della componente più radicale del Partito Repubblicano, adoperandosi in difesa di Trump e accusando altri membri del partito di non dimostrarsi sufficientemente fedeli ai suoi ideali.
Il recente riposizionamento di Greene genera dunque nuove prospettive, in particolare dopo che Trump l’ha definita una «disgrazia per il partito» in un post su Truth. Greene ha dichiarato di aver speso «troppo tempo e troppi soldi» nella sua lotta per Trump, sottolineando di non venerarlo né servirlo. Tuttavia, una sua successiva intervista ha mostrato un certo pentimento, affermando di sostenere l’amministrazione Trump e di desiderare un clima politico più unitario e meno divisivo.
Così, mentre Greene potrebbe tentare di riconciliarsi con il partito e ridimensionare le sue posizioni più estremiste, gli esperti di politica statunitense vedono questo conflitto come un segnale che i membri più radicali della destra stanno già cercando di posizionarsi in vista di un futuro in cui Trump non sarà più alla guida del Partito Repubblicano, considerando anche i suoi attuali bassi livelli di approvazione.