Il king-maker dell’America latina
Bentrovati. Ci risiamo. Anche stavolta Donald Trump non ha potuto fare a meno di entrare a gamba tesa nelle scelte democratiche di un Paese altrui, o meglio di quello che lui considera il suo «cortile di casa», l’America latina. Come ha già fatto in passato, il leader degli Stati Uniti ha chiarito per chi tifa nelle elezioni presidenziali in Colombia, che al primo turno hanno visto un sorprendente sorpasso di Abelardo De La Espriella, candidato dell’estrema destra, su Ivan Cepeda, candidato della sinistra ed erede politico del presidente uscente Gustavo Petro. «Congratulazioni al candidato presidenziale colombiano Abelardo de la Espriella, “El Tigre”, un leader intelligente, forte e tenace, per la sua vittoria decisiva al primo turno delle elezioni presidenziali colombiane», ha dichiarato il repubblicano nel suo messaggio su Truth Social, sottolineando che il suo nuovo “protetto” «ama» gli Stati Uniti e che, da presidente, avrà «un enorme successo» con un programma che serve gli interessi americani nella regione: «Fare crescere l’economia, creare posti di lavoro, promuovere il commercio, fermare l’immigrazione clandestina, reprimere la criminalità e il traffico di droga e ripristinare la LEGGE E L’ORDINE», riporta Attuale.
Lo aveva già fatto, tra gli altri, con l’argentino Javier Milei, “salvato” con generosi aiuti economici appena il suo piano economico draconiano ha mostrato le prime crepe, con il salvadoregno Nayib Bukele, incensato per le sue supercarceri dove sono finiti tanti immigrati espulsi dagli Usa, con il brasiliano Jair Bolsonaro, che il tycoon ha tentato in tutti i modi ma invano di salvare dalla condanna per tentato golpe, e più di recente con l’honduregno Nasry Asfura e il cileno José Antonio Kast, diventati presidenti anche grazie al provvidenziale endorsement di Trump. E che dire di Delcy Rodriguez, assurta a nuova salvatrice del Venezuela, per la sua obbedienza all’ex nemico del «chavismo», dopo essere stata per anni una fedelissima del tiranno Maduro?
Trump conferma la brama di dominio americano sui vicini del Sud, secondo la vecchia «dottrina Monroe» diventata «Donroe» in suo onore, sostenendo al potere una serie di piccoli cloni di se stesso. Li ha già riuniti, a marzo, in un nuovo asse – l’«Escudo de las Americas» – alleanza geopolitica e militare fra Trump e sovranisti latini (12 presidenti di destra, ma la lista evidentemente non è ancora definitiva) per contrastare quelle che considera le grandi minacce dell’area: i narcos e migranti, ma anche Russia, Cina e Iran, che da tempo hanno messo radici in America latina.
Prossimo appuntamento, il ballottaggio in Colombia del 21 giugno in cui De La Espriella si sente già la vittoria in tasca. E poi, a ottobre, il colpo grosso: le elezioni presidenziali in Brasile. Nonostante il difficile dialogo aperto con Lula, è evidente che Trump punti a mandare definitivamente in pensione l’anziano leader del Partito dei lavoratori per far tornare al potere un “fido” Bolsonaro, ovvero Flavio, figlio del suo vecchio amico Jair. A seguire molte altre notizie dal Global South.
Buona lettura.
Ma che storia pazzesca! Trump sembra non voler rinunciare al suo sogno di essere il padrone dell’America Latina. Mi chiedo se i popoli di quei paesi siano davvero felici di essere manovrati come pedine. Speriamo che la gente apra gli occhi e non si faccia ingannare da queste promesse. Che schifo!