Putin cerca di fermare i fondi per l’Ucraina: 300 miliardi di dollari bloccati dai Paesi G7

25.11.2025 14:15
Putin cerca di fermare i fondi per l'Ucraina: 300 miliardi di dollari bloccati dai Paesi G7

La Russia mira a fermare l’operazione europea sui fondi congelati mentre la guerra in Ucraina si intensifica

Secondo le ultime stime, circa 300 miliardi di dollari di beni russi sono bloccati dai Paesi del G7, di cui oltre tre quarti si trovano in Europa. Con i 140 miliardi di euro promessi dall’Unione Europea, Kiev potrebbe sostenere i suoi sforzi per almeno altri due anni. Per questa ragione, Mosca ha ora come priorità assoluta fermare l’operazione, riporta Attuale.

Un elemento chiave di questa strategia è la figura di Jared Kushner, che ha partecipato agli incontri di Ginevra tra Donald Trump, i rappresentanti europei e la delegazione ucraina, nonostante non faccia più parte dell’amministrazione. La sua presenza rimarca il tentativo di Trump di trovare una soluzione al conflitto in Ucraina.

La scelta di Putin di delegare Kirill Dmitriev in queste trattative è influenzata dai legami familiari, chè collegano i due leader. Dmitriev è marito di Natalia Popova, amica e partner in affari della figlia di Putin, Katerina Tikhonova. La dinamica famigliare gioca un ruolo cruciale in questo scenario.

Le riserve russe congelate dall’estate del 2022 ammontano a circa 300 miliardi di dollari, ma solo l’1,6% si trova negli Stati Uniti. I russi stanno sperando che l’Unione Europea decida di utilizzare almeno 140 miliardi di euro di questi fondi per supportare l’Ucraina durante il vertice del 17 dicembre.

Attualmente, l’Ucraina ha un fabbisogno finanziario non coperto di 155 miliardi di dollari per il biennio 2026-2027, secondo il Fondo Monetario Internazionale. Se l’Europa trovasse un modo per trasferire parte di queste riserve congelate a Kiev come anticipo sulle future riparazioni, ciò consentirebbe all’Ucraina di continuare a produrre droni e a resistere per almeno due anni, in un contesto in cui non è certo che Mosca possa mantenere l’intensità degli attacchi.

L’economia russa è in stallo, con l’industria civile in recessione e una significativa riduzione delle entrate da petrolio. Di conseguenza, il governo russo ha dovuto vendere 232 tonnellate d’oro del fondo sovrano, un indicativo della grave crisi economica in cui si trova il Paese.

Fermare l’operazione europea per sbloccare le riserve congelate è ora una priorità cruciale per il Cremlino. Dmitriev ha suggerito un piano che potrebbe stuzzicare Trump: mediante il business della ricostruzione ucraina, gli Stati Uniti potrebbero coniugare profitti di circa 100 miliardi di dollari, con la possibilità di gestire 200 miliardi in un fondo congiunto tra Mosca e Washington.

Sergey Radchenko, storico della diplomazia presso la Johns Hopkins University, ha affermato che questa offerta è stata progettata come una tentazione per l’amministrazione Trump, ma implica anche rischi per gli interessi europei. Infatti, l’idea di riutilizzare le riserve russe nei negoziati con la Casa Bianca potrebbe ostacolare i piani dell’UE.

In Italia e Francia, la volontà di inviare fondi all’Ucraina non è così consolidata e Trump ha gli strumenti per esercitare pressioni su Bruxelles, inclusa la minaccia di applicare dazi commerciali. Tuttavia, le trattative non sono destinate a risultare sterili; la Russia metterà in gioco la questione della restituzione dei 5.000 chilometri quadrati di Donbass sotto il controllo ucraino, una concessione altamente controversa per il presidente Zelensky.

La questione delle garanzie di sicurezza da parte di Stati Uniti ed europei per l’Ucraina sarà cruciale, soprattutto dopo le promesse non mantenute del 1994, quando Kiev si disarmò in cambio di garanzie di sicurezza. Resettare questa fiducia non sarà semplice.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere