In Iran il regime utilizza i corpi dei manifestanti uccisi come strumento di punizione per le famiglie

24.01.2026 09:25
In Iran il regime utilizza i corpi dei manifestanti uccisi come strumento di punizione per le famiglie

Il regime iraniano utilizza la consegna dei corpi come strumento di punizione dopo le proteste

Il regime iraniano, dopo aver ucciso migliaia di manifestanti, ha trasformato la consegna dei corpi in un ulteriore strumento di punizione per le famiglie delle vittime, in un contesto di repressione senza precedenti delle recenti enormi proteste. Secondo le ultime stime delle ong iraniane all’estero, sono stati uccisi almeno 5.137 persone, riporta Attuale.

I rapporti del New York Times descrivono un trattamento irrispettoso riservato ai cadaveri, raccontando delle testimonianze di familiari andati negli obitori. Qui, hanno trovato una situazione caotica, in cui i corpi erano identificati unicamente con un numero, mentre i sacchi erano accatastati in modo disordinato, alcuni addirittura scaricati dai camion sul pavimento.

Questo racconto risuona con i video dell’obitorio di Kahrizak, a sud di Teheran, che mostrano sacchi di cadaveri ammassati. In risposta a questa situazione, i familiari hanno organizzato una protesta il 10 gennaio al cimitero Behesht-e Zahra, ma sono stati reprimati dalle forze di sicurezza del regime.

Le organizzazioni non governative (ong) e le indagini hanno documentato un’altra pratica oltraggiosa: diverse famiglie hanno riferito che le autorità hanno chiesto somme elevate come riscatto per la consegna dei corpi. Queste richieste risultano insostenibili, aggravate dalla grave crisi economica che ha alimentato le proteste, le più significative dalla rivoluzione islamica del 1979.

Arina Moradi, attivista per i diritti umani, ha raccontato al New York Times che, oltre a richiedere il pagamento per il corpo di suo cugino, le autorità hanno impedito alla sua famiglia di organizzare un funerale e li hanno costretti a seppellirlo in un luogo remoto. Costretti dalla situazione, hanno dovuto accettare queste condizioni.

Questi metodi repressivi non sono nuovi nel regime iraniano. Negli anni Ottanta, in risposta a disordini, i funerali venivano proibiti per evitare che diventassero manifestazioni di dissenso e alle famiglie degli oppositori erano imposti costi elevati. Anche nel caso di Mahsa Jina Amini, il cui omicidio scatenò le proteste nel 2022, la sua famiglia fu costretta a un funerale segreto, poiché il regime temeva l’enorme risonanza del caso.

Negli ultimi giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha nuovamente minacciato l’Iran di ritorsioni, dichiarando giovedì che gli Stati Uniti stanno spostando forze aeree e navali verso il Medio Oriente “per precauzione”, in preparazione a interventi qualora il regime proceda con le esecuzioni di manifestanti arrestati, stimati in oltre 27.000 secondo le ong.

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