La falsa teoria sulle origini induiste del Taj Mahal e le sue implicazioni culturali in India

17.02.2026 14:45
La falsa teoria sulle origini induiste del Taj Mahal e le sue implicazioni culturali in India

Rivendicazioni sulle origini del Taj Mahal alimentano il nazionalismo in India

In India, cresce il dibattito su una teoria infondata riguardante le origini del Taj Mahal, il celebre mausoleo edificato ad Agra nel XVII secolo dall’imperatore musulmano Shah Jahan in memoria della moglie defunta. Nazionalisti e pseudostorici di religione indù da decenni sostengono che il monumento avrebbe origini induiste, un’affermazione di rilevanza significativa in un contesto in cui il governo di Narendra Modi promuove politiche discriminatorie nei confronti della minoranza musulmana, riporta Attuale.

La teoria sulle origini indù del Taj Mahal, sebbene esistesse da tempo, ha guadagnato visibilità a fine 2025 grazie al film The Taj Story, che narra la vicenda di una guida indù, Vishnu Das, intenzionata a dimostrare, tramite un processo legale, che il monumento è in realtà un tempio indù. Il film, ben accolto in India, ha suscitato critiche per la sua diffusione di informazioni errate. The Week ha etichettato il progetto come «un tentativo malriuscito di riciclare teorie del complotto già smontate» riguardo al Taj Mahal.

Il poster del film ritrae il protagonista mentre «scoperchia» il Taj Mahal, rivelando la figura del dio indù Shiva. Secondo i sostenitori della teoria promossa nel film, il monumento sarebbe stato originariamente dedicato a Shiva.

La rivendicazione del Taj Mahal come antico palazzo o tempio induista si basa su “prove” linguistiche e archeologiche contestate, tra cui l’affermazione che il nome “Taj Mahal” derivi da “Tejo Mahalaya”, un presunto “Tempio di Shiva”. Sostenitori di queste teorie sostengono anche che ci sarebbero strutture più antiche nascoste sotto l’attuale costruzione, affermazioni che sono state ribattute dagli esperti grazie alla vasta documentazione storica riguardo alla costruzione del mausoleo.

La figura centrale di questa teoria è Purushottam Nagesh Oak, uno pseudostorico che nel XX secolo fondò un istituto dedicato alla riscrittura della storia indiana per accrescere la rilevanza dell’induismo, propagando anche idee come quella che il cristianesimo e l’islam derivino dall’induismo. Nel 1965, pubblicò il libro Il Taj Mahal era un palazzo Rajput, in cui espose le sue teorie sul mausoleo.

In India, le persone appartengono a diverse lingue e religioni, ma la maggioranza è induista. L’India ha una storia complessa segnata da vari imperi, tra cui quello moghul, che controllò gran parte del paese tra il 1500 e il 1700. Gli imperatori moghul erano musulmani e furono loro a costruire il Taj Mahal. Tuttavia, il nazionalismo indù promuove l’idea di un’India essenzialmente induista, ritenendo l’Impero moghul una potenza straniera estranea alla propria storia.

Dal 2014, anno dell’elezione di Modi, il nazionalismo indù ha avuto una crescente visibilità, consolidando l’importanza dell’induismo nella società. Negli ultimi anni, l’industria cinematografica ha spesso riflesso questa visione; Tushar Amrish Goel, regista di The Taj Story, ha negato intenti politici, nonostante il protagonista del film, Paresh Rawal, sia stato parlamentare con il BJP di Modi. Tuttavia, il film sta contribuendo a diffondere le idee revisioniste di Oak.

Le rivendicazioni sul Taj Mahal non sono giudicate solo storicamente errate, ma in un contesto in cui i rapporti tra indù e musulmani si sono deteriorati sotto il governo di Modi, rivestono un’importanza socio-politica non trascurabile. I musulmani, che costituiscono circa il 14% della popolazione, hanno affrontato crescenti esperienze di discriminazione e retoriche aggressive da parte del governo.

Negli ultimi anni sono emersi diversi tentativi di appropriazione di luoghi di culto islamici da parte di nazionalisti indù, che sostengono che tali luoghi siano stati eretti durante l’Impero moghul su terreni sacri induisti. Un caso emblematico è la ricostruzione del grande tempio di Ayodhya in Uttar Pradesh, inaugurato nel 2024, sul sito di una moschea distrutta nel 1992. Sebbene ciò non si possa ritenere probabile per il Taj Mahal, considerato il suo status riconosciuto e protetto dall’UNESCO, la polarizzazione continua ad aumentare in India.

1 Comment

  1. Non posso credere a queste affermazioni sul Taj Mahal! È straordinario come la gente riesca a riscrivere la storia in base alle proprie convinzioni. In Italia abbiamo il nostro bel po’ di confusione sulla storia, ma qui sembra essere arrivati a un livello surreale. La verità è che la cultura e la storia dovrebbero unire, non dividere!

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