La violazione del diritto internazionale da parte di Stati Uniti e Israele indebolisce il sistema giuridico globale

09.03.2026 11:46
La violazione del diritto internazionale da parte di Stati Uniti e Israele indebolisce il sistema giuridico globale

Attacchi contro l’Iran: la legalità messa in discussione dagli esperti

Secondo la maggior parte degli esperti, gli attacchi degli Stati Uniti e Israele contro l’Iran sono illegali per il diritto internazionale. Era lo stesso anche per l’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela, a inizio gennaio. Queste violazioni però sono diventate così frequenti e sfacciate da indebolire enormemente tutta la struttura del diritto internazionale, al punto che ormai rischia di essere completamente svuotata: se gli stati più grandi e importanti del mondo non lo rispettano, come gli Stati Uniti, il diritto internazionale rimane inerte, riporta Attuale.

Secondo la Carta delle Nazioni Unite, gli stati non possono farsi la guerra a vicenda e devono «risolvere le loro controversie internazionali con mezzi pacifici». Questo è uno dei princìpi cardine del diritto internazionale. Ci sono però alcune eccezioni, la più importante delle quali è la legittima difesa: se uno stato è vittima di un attacco armato, allora può rispondere con la forza. Non è questo il caso degli Stati Uniti e di Israele nei confronti dell’Iran.

L’amministrazione di Donald Trump ha provato a presentare l’aggressione all’Iran come un atto di difesa: nei giorni scorsi Trump stesso ha detto che secondo la «sua opinione personale» gli iraniani «avrebbero attaccato per primi». Non ci sono indicazioni di manovre simili da parte del regime iraniano. I suoi consiglieri hanno detto inoltre che era necessario attaccare perché l’Iran era vicinissimo a costruire una bomba atomica. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha detto che non ci sono prove che l’Iran stesse lavorando a una bomba atomica, sebbene possieda uranio arricchito a livelli vicini a quelli necessari per l’uso militare.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che quello contro l’Iran è stato un attacco «preventivo» e difensivo. Alcune interpretazioni del diritto internazionale consentono un attacco di questo tipo contro una minaccia imminente e immediata. Ma anche in questo caso non ci sono prove che un eventuale attacco dell’Iran contro gli Stati Uniti o contro forze statunitensi all’estero fosse davvero imminente.

In teoria, esiste un’altra eccezione al divieto di fare la guerra: quando il Consiglio di Sicurezza dell’ONU autorizza l’uso della forza come forma di mantenimento della pace. È quello che successe, per esempio, nel 1991, quando il Consiglio di Sicurezza autorizzò la prima guerra del Golfo degli Stati Uniti contro l’Iraq. Ma gli Stati Uniti o Israele non hanno ottenuto nessuna autorizzazione nel loro attacco all’Iran.

In ogni caso, le discussioni sulla legalità degli attacchi rischiano di far perdere di vista la questione politica più importante. Per gli Stati Uniti di Trump, il rispetto del diritto internazionale non ha più nessuna importanza.

È un salto di qualità molto importante rispetto alle amministrazioni precedenti, che cercavano di mantenere quanto meno le apparenze: l’amministrazione di George W. Bush cercò per mesi di ottenere l’autorizzazione dell’ONU per l’invasione dell’Iraq nel 2003, anche se alla fine attaccò ugualmente pur senza averla ricevuta.

Per decenni, un rispetto almeno formale delle norme e delle procedure del diritto internazionale era servito a mantenere viva l’idea che il mondo fosse governato da regole comuni, anche quando queste regole venivano violate. Oggi quello che viene definito ordine mondiale è cambiato, e il rispetto delle regole non è più ritenuto importante nemmeno a livello formale.

In un’intervista a gennaio con il New York Times, Trump ha detto: «Non ho bisogno della legge internazionale», e poi ha aggiunto che l’unica regola su cui si basa è «la mia morale. La mia stessa mente. È l’unica cosa che può farmi fermare».

Vari altri leader mondiali hanno riconosciuto questo stato di cose. A fine gennaio, il primo ministro canadese Mark Carney, in un discorso al Forum di Davos, ha dichiarato che ormai l’ordine internazionale basato sulle regole è crollato. Lo stesso ha fatto poche settimane dopo il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha riconosciuto invece che «tutto in questi ultimi anni si muove al di fuori del diritto internazionale».

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