Trump e Netanyahu: obiettivi divergenti nella guerra in Medio Oriente

09.03.2026 13:15
Trump e Netanyahu: obiettivi divergenti nella guerra in Medio Oriente

Disaccordo tra Stati Uniti e Israele nel conflitto contro l’Iran

Con il progredire della guerra in Medio Oriente, stanno emergendo divergenze tra gli obiettivi di Stati Uniti e Israele, coinvolti nell’attacco all’Iran. L’amministrazione statunitense di Donald Trump è preoccupata per la stabilità regionale dopo il conflitto, che comprende non solo l’Iran, ma anche i paesi arabi del Golfo, da cui proviene una parte significativa delle forniture energetiche mondiali, riporta Attuale. Al contrario, il governo israeliano di Benjamin Netanyahu si concentra esclusivamente sulla sicurezza di Israele, suggerendo che la stabilità regionale non sia una priorità.

Inizialmente, Stati Uniti e Israele hanno coordinato le loro azioni militari, condividendo obiettivi e zone di attacco, con Israele che colpiva principalmente l’Iran occidentale e centrale, mentre le forze statunitensi operavano a sud. Tuttavia, secondo un articolo di Axios, è emerso un primo serio disaccordo dopo che Israele ha bombardato depositi di carburante a Teheran, causando esplosioni devastanti e una grande nube nera sopra la capitale iraniana. Questo attacco ha sorpreso gli Stati Uniti, poiché ha danneggiato in gran parte la popolazione civile e rischia di aumentare il supporto al regime; come ha dichiarato un funzionario anonimo dell’amministrazione, “Al presidente non è piaciuto”.

Le divergenze tra Washington e Tel Aviv diventano più chiare comprendendo i rispettivi obiettivi. Trump è rimasto vago sulle finalità degli attacchi all’Iran, oscillando da dichiarazioni contraddittorie a richieste di “resa incondizionata”. Tuttavia, ha espresso il desiderio di ripetere il “modello Venezuela”, puntando a un cambio di regime simile a quanto avvenuto in Venezuela all’inizio di gennaio, dove gli Stati Uniti hanno destituito il presidente Nicolás Maduro.

Le aspettative statunitensi hanno subito una battuta d’arresto con la nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida suprema dell’Iran, figura vicina alle fazioni più oltranziste del regime. Nonostante ciò, l’obiettivo di Trump rimane: condurre una guerra rapida per eliminare minacce immediate senza compromettere completamente la stabilità del Medio Oriente e senza instradare gli Stati Uniti verso un conflitto prolungato.

D’altra parte, Netanyahu ha delineato un obiettivo più ampio: smantellare il regime iraniano, storicamente ostile a Israele. Questo implica bombardamenti continui e l’eliminazione della leadership iraniana fino al collasso completo del regime. Secondo Danny Citrinowicz, esperto di Iran, il governo israeliano è disposto a provocare una guerra civile in Iran per cogliere opportunità. Per Israele, un Iran indebolito renderebbe più facile il mantenimento della superiorità militare.

La posizione dello stato ebraico preoccupa gli Stati Uniti, che vedono come un Iran instabile potrebbe portare a sconvolgimenti nell’intera regione e richiedere un maggiore impegno americano in Medio Oriente. Recentemente, Israele ha mostrato irritazione per i tentativi statunitensi di stabilire canali negoziali con la leadership iraniana, dimostrando una preferenza per l’assenza di dialogo.

Attualmente, la linea israeliana sembra prevalere, ma con l’aumento dei prezzi di gas e petrolio ai massimi storici, la pressione economica potrebbe costringere Trump a rivedere la propria posizione, modificando il corso della guerra.

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