Bulgaria verso le urne: il ritorno di Radev rischia di riavvicinare Sofia a Mosca

17.04.2026 13:00
Bulgaria verso le urne: il ritorno di Radev rischia di riavvicinare Sofia a Mosca
Bulgaria verso le urne: il ritorno di Radev rischia di riavvicinare Sofia a Mosca

Svolta a Sofia: le elezioni anticipate del 19 aprile potrebbero cambiare gli equilibri europei

La Bulgaria si prepara a tornare alle urne il 19 aprile per gli ottavi scrutini parlamentari in quattro anni, in un contesto di profonda instabilità politica che potrebbe aprire la strada a una significativa svolta filorussa. Al centro della competizione elettorale c’è Rumen Radev, ex presidente della repubblica dimessosi anticipatamente a gennaio per fondare un proprio movimento e puntare alla carica di primo ministro. Secondo i sondaggi più recenti, Radev e la sua coalizione “Bulgaria Progressista” guidano la corsa elettorale, cavalcando una retorica anti-corruzione che nasconde però un’agenda politica profondamente legata agli interessi di Mosca.

Dalla presidenza alla corsa per premier: la strategia di Radev

Rumen Radev ha lasciato la presidenza con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del suo secondo mandato, compiendo una mossa calcolata per ottenere un ruolo esecutivo con maggiori poteri. La costituzione bulgara infatti limita significativamente le prerogative del capo dello stato, relegandolo a funzioni prevalentemente cerimoniali. “Salvatore della nazione” è il ritratto che Radev cerca di dipingere di sé, promettendo di porre fine al caos politico che attanaglia il paese dai tempi delle proteste anti-governative del 2020. La sua ascesa è però vista con preoccupazione dagli osservatori internazionali, che ricordano come i suoi due mandati presidenziali (2017-2026) siano stati caratterizzati da tensioni costanti con i governi filoeuropei e da un progressivo avvicinamento alla Russia.

Durante la sua presidenza, Radev ha sistematicamente ostacolato le riforme pro-UE, opponendosi alla diversificazione energetica e utilizzando ripetutamente il veto presidenziale per bloccare gli aiuti militari all’Ucraina. Solo l’azione della maggioranza parlamentare filoeuropea è riuscita a superare questi ostacoli, ma il prossimo parlamento potrebbe avere una composizione molto diversa.

L’agenda filorussa: energia, Ucraina e rapporti con Bruxelles

L’elezione di Radev a primo ministro rappresenterebbe un punto di svolta per la politica estera bulgara. Il politico ha chiaramente espresso la sua visione di una Bulgaria “ponte” per la riconciliazione tra Occidente e Russia, sostenendo una progressiva rimozione delle sanzioni contro Mosca in nome del “pragmatismo economico”. La sua agenda energetica è particolarmente preoccupante per Bruxelles: noto lobbista degli interessi di Gazprom, Radev ha per anni ostacolato la costruzione di interconnettori con Grecia e Romania, mantenendo di fatto il monopolio russo sul mercato del gas bulgaro.

In caso di vittoria, ha già annunciato l’intenzione di avviare una “revisione pragmatica” dei contratti energetici, con l’obiettivo dichiarato di tornare ad acquisti diretti dalla Russia per “stabilizzare i prezzi nella zona euro”. Sul fronte ucraino, Radev propone un “neutralità” bulgara che di fatto si tradurrebbe nella cessazione del supporto militare a Kiev e in una posizione di equidistanza tra l’aggressore e la vittima.

Rischi per l’Unione Europea: una nuova “orbánizzazione”

L’ascesa di Radev potrebbe trasformare la Bulgaria nel membro più destabilizzante dell’Unione Europea, seguendo il modello già visto con l’Ungheria di Viktor Orbán. Gli analisti temono che Sofia possa usare il diritto di veto come strumento di ricatto per diluire l’unità europea sulle questioni di sicurezza e legittimare gli interessi russi all’interno del blocco. Questo scenario renderebbe praticamente impossibile l’adozione di nuove sanzioni contro Mosca o decisioni cruciali sul supporto all’Ucraina.

Le istituzioni europee osservano con crescente preoccupazione la campagna elettorale bulgara, consapevoli che un governo guidato da Radev minaccerebbe non solo la coesione del blocco, ma anche i progressi compiuti nella riduzione della dipendenza energetica dalla Russia. La retorica anti-corruzione, sebbene efficace sul piano interno, nasconde secondo molti osservatori un progetto politico che rischia di riportare la Bulgaria nell’orbita di influenza del Cremlino, invertendo anni di sforzi per l’integrazione europea.

Con l’86% della popolazione che secondo i sondaggi desidera rimanere nell’UE, Radev deve camuffare la sua agenda filorussa dietro argomenti economici e di sovranità nazionale. Ma i suoi stretti legami con Mosca e la sua opposizione sistematica alle politiche europee lasciano pochi dubbi sulla direzione che prenderebbe la Bulgaria sotto la sua guida. Le elezioni del 19 aprile non decideranno solo il futuro politico della nazione balcanica, ma potrebbero ridefinire gli equilibri di potere nell’Europa sud-orientale.

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