Il risveglio del fronte «anti-fossile» (e forse della sinistra globale?)
Il 24 aprile 2025, nella città colombiana di Santa Marta, si apre la prima conferenza globale dedicata all’uscita dai combustibili fossili, una sorta di spin-off delle Conferenze sul clima delle Nazioni Unite (COP). A differenza di questi eventi, in Colombia non si deciderà per consenso, ma a maggioranza. C’è grande attesa per un possibile manifesto che possa riattivare il fronte «no fossil», riporta Attuale.
Un folto gruppo di paesi, tra cui figura anche l’Italia, si riunirà per discutere della «phase-out» mentre le emissioni globali di CO2 continuano ad aumentare e i conflitti internazionali causano shock energetici sempre più imprevedibili. Secondo alcuni analisti, l’incontro potrebbe fungere da vertice anti-Trump, in contrasto con l’ex presidente statunitense noto per il suo disprezzo nei confronti degli accordi sul clima.
Promossa da Colombia e Paesi Bassi, la conferenza si prefigge di «promuovere solide alleanze politiche per accelerare la transizione», come sottolineano gli organizzatori, verso un’eliminazione progressiva delle fonti fossili. L’obiettivo principale comprende la realizzazione della «road map» respinta lo scorso anno alla COP30 di Belem, in Brasile, a causa del voto contrario di alcuni paesi. Tra i progetti discussi spicca l’abolizione dei sussidi governativi ai combustibili fossili.
Le attuali guerre, alimentate dalla competizione tra potenze per il controllo delle risorse energetiche, rendono quanto mai urgente avviare una transizione che liberi il «resto del mondo», ovvero il Global South in cerca di uno sviluppo rapido, nonché l’Europa, dalla dipendenza energetica fossile, altamente inquinante e sempre più costosa.
I rappresentanti dei circa 45 governi presenti sono chiamati a rompere questo circolo vizioso «in modo giusto», come evidenziano gli organizzatori, evitando di generare impatti negativi in termini di occupazione, stabilità macroeconomica o sicurezza energetica.
La conferenza si svolge in un contesto di crescente insoddisfazione tra i cittadini nei confronti delle politiche climatiche e della risposta globale alle crisi ambientali, riflettendo la necessità di un approccio consolidato e collettivo per affrontare queste sfide urgenti.