Oltre 50mila persone sfilano a Torino per la Giornata della Memoria contro la mafia
Bologna, 22 marzo 2026 – Oltre 50mila persone hanno sfilato ieri per le vie di Torino in occasione della XXXI Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie promossa da Libera, con oltre 500 familiari di vittime innocenti provenienti da tutta Italia. Hanno partecipato anche molti politici, tra cui la segretaria dem Elly Schlein, Federico Cafiero De Raho (M5s) e Nicola Fratoianni (Avs). Messaggio anche di Chiara Colosimo (FdI), presidente della Commissione parlamentare Antimafia, riporta Attuale.
Tanti i nomi delle donne e dei bambini che la mafia ha brutalizzato, ucciso, violentato, usato e poi gettato. La lista che ogni anno Libera legge il 21 marzo ne è piena. Basterebbe quell’elenco a restituire la fotografia di una cultura fetida, che non si ferma neppure di fronte agli innocenti. Solo che, incredibilmente, nell’immaginario comune le mafie hanno un’etica, una sorta di dignità che ne fa uomini d’onore, che ammazzano, sì, ma poi sono mariti esemplari, genitori amorevoli. Celeste Costantino, attivista, già parlamentare, da anni attiva su questi temi, ha squarciato il velo di questa ipocrisia con un libro, edito da Fandango: ‘Predatori. Sesso e violenza nelle mafie’.
Costantino, da cosa è partita?
“Dalla consapevolezza di quanto sia necessario, ancora oggi, decostruire il mito delle mafie che rispettano donne e bambini. Un assioma di falsità palese, e bene fa Libera, che dopo 20 anni torna a Torino dove tutto è iniziato, a dare importanza a ogni nome e cognome, e a coltivare la memoria di ogni vita rubata come atto della propria battaglia. La memoria è un atto politico”.
Lei in ’Predatori’ ha raccolto il peggio degli abissi mafiosi. Stupri di gruppo, pedofilia, privazione della dignità. Cosa le resta al termine di questo orribile viaggio?
“La storia di tante donne che hanno dato la loro vita nel tentativo di emanciparsi da un mondo che le vede come oggetti, come proprietà private. Nelle loro storie e nel loro sacrificio c’è un desiderio inestinguibile di libertà, l’affermazione del diritto inalienabile a vivere la propria vita”.
Esempi concreti sono dolorosi, ma necessari.
“Maria Concetta Cacciola nasce immersa in una ideologia ’ndranghetistica che la porta a soli 13 anni a essere già sposa di un mafioso che la catapulterà in una spirale di violenza. L’uomo verrà poi arrestato, e Concetta sarà condannata a una vita da vedova bianca, segregata in casa. Si ribellerà, inizierà a collaborare e per questo verrà uccisa dai suoi stessi parenti. Una storia che la accomuna in parte a Lea Garofalo o a Giuseppina Pesce. Donne che non hanno accettato una vita ingiusta e priva di quella libertà a cui tutti avrebbero diritto”.
E i bambini?
“Fortuna Loffredo ha 6 anni, quando cade dal terrazzo di casa sua, a Caivano. L’autopsia sul suo corpo rivela che era cosciente quando è stata scaraventata giù, e il suo corpo portava segni di violenze sessuali reiterate per almeno un anno. A squarciare il velo dell’omertà su una vicenda che tutti, compresa la madre, sapevano, sarà un’altra bambina di 9 anni, vittima anch’essa”.
Dopo tutto questo: come ha fatto a reiterarsi l’immagine di una mafia dal codice etico?
“Le mafie nascono con l’Unità d’Italia incarnando e cercando di sublimare una serie di caratteristiche della cultura del nostro Paese. Il doppio binario che cerco di tenere nel libro è questo: i mafiosi non sono dei marziani. Sono il frutto di una cultura che ha accettato il diritto d’onore fino al 1981 o che ancora ora trova qualcuno, per fortuna sempre meno, in grado di comprendere segretamente le ragioni dei femminicidi”.
Come si fa, dunque?
“Educando le nostre figlie e i nostri figli alla libertà. Portando avanti i progetti di educazione sessuo-affettiva. Riuscendo a leggere e intercettare il più precocemente le storie di violenza, quasi sempre familiare. Solo così potremo non avere più prede”.