Dalla minaccia di annientamento al cessate il fuoco: l’evoluzione del discorso di Trump sulla crisi iraniana

08.04.2026 12:15
Dalla minaccia di annientamento al cessate il fuoco: l'evoluzione del discorso di Trump sulla crisi iraniana

Dalla promessa di colpire all’annuncio della tregua, fino alla minaccia di «una civiltà cancellata», le dichiarazioni del presidente americano sulla crisi In Medio Oriente

In un susseguirsi di dichiarazioni contrastanti, Donald Trump ha rilasciato affermazioni che spaziano dalle minacce all’Iran, con offerte di accordo, fino all’annuncio di un’apparente tregua. Il presidente americano, in un arco di venti giorni, ha affermato: «Siamo pronti», «possiamo colpire», «c’è spazio per un accordo», «avete 48 ore di tempo o vi cancelleremo», «è il momento di fermarsi», riporta Attuale.

21 marzo – 48 ore per aprire lo Stretto

In un post sui social media, Trump minaccia l’Iran, dando al Paese 48 ore per «APRIRE COMPLETAMENTE lo Stretto di Hormuz» o gli Stati Uniti «cancelleranno le centrali elettriche, iniziando dalla più grande». Ali Mousavi, rappresentante permanente dell’Iran presso l’Organizzazione Marittima Internazionale, afferma che lo stretto è «aperto a tutti», tranne che ai nemici del suo Paese, mentre funzionari iraniani avvertono che qualsiasi attacco alle loro infrastrutture energetiche sarà considerato un attacco diretto al popolo iraniano e che l’Iran reagirà di conseguenza.

23 marzo – I colloqui produttivi

Due giorni dopo aver lanciato la prima minaccia, Trump dichiara che gli Stati Uniti hanno avuto colloqui «produttivi» con l’Iran e hanno ordinato al Pentagono di rinviare di cinque giorni qualsiasi attacco contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane, sebbene funzionari iraniani negano pubblicamente tali incontri.

26 marzo – La dilazione

In un contesto di crisi, i titoli azionari di Wall Street crollano mentre Trump posticipa nuovamente di 10 giorni la scadenza dell’ultimatum, questa volta al 6 aprile alle 20:00 ora della costa orientale, affermando di aver «sospeso il piano di distruzione delle centrali energetiche» su richiesta iraniana.

30 marzo – La linea dura

Nonostante Trump parli di «grandi progressi» nei negoziati per porre fine alla guerra, aumenta la tensione comunicando che, se lo Stretto di Hormuz non sarà aperto, «siamo pronti a fare ciò che è necessario». Annuncia che gli Stati Uniti «distruggeranno tutte le centrali elettriche e i pozzi petroliferi iraniani, nonché l’isola di Kharg», il principale snodo iraniano per le esportazioni di petrolio.

31 marzo – Lo Stretto e l’Europa

Trump afferma di essere vicino alla vittoria, ma improvvisamente indicatori d’interesse per la riapertura dello Stretto di Hormuz scompaiono. Dichiara: «Non durerà ancora a lungo, li stiamo annientando». Il presidente assicura che il suo obiettivo primario è impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari, mentre afferma che la riapertura dello stretto avverrà automaticamente al termine delle operazioni militari.

1 aprile – Prime aperture

Il linguaggio di Trump si fa più morbido, affermando che l’Iran ha chiesto un cessate il fuoco, un’affermazione però smentita da Teheran. In questo contesto, il presidente comunica che sono molte le opzioni disponibili e che la situazione rimane fluida, con scelte strategiche non ancora definitive.

2 aprile – L’accordo possibile

Trump apre a una possibile trattativa affermando: «C’è spazio per un accordo», rendendo chiaro che dallo stato di conflitto si può passare a una risoluzione attraverso il dialogo.

3 aprile – I contatti

Il presidente conferma che potrebbero esserci già contatti tra le parti, mentre la pressione militare rimane sullo sfondo, permettendo così una certa sovrapposizione tra le politiche di forza e negoziato.

4 aprile – La minaccia

Trump, con un tweet intorno alle 10 del mattino, ribadisce che «il tempo sta per scadere» per l’Iran, dando un ultimatum di 48 ore per aprire Hormuz o affrontare conseguenze devastanti.

5 aprile – L’ultimatum

In occasione della Pasqua, Trump fissa una nuova scadenza per l’ultimatum, amenazando di «fare saltare in aria l’intero Paese» se l’Iran non aprirà lo Stretto di Hormuz entro il 7 aprile. Per la prima volta, il linguaggio del presidente segna un netto irrigidimento nei toni delle dichiarazioni, introducendo un countdown verso un possibile attacco.

6 aprile – L’attesa

Durante una conferenza stampa, Trump rinnova le sue minacce alla leadership iraniana, dichiarando che «l’intero Paese potrebbe essere annientato in una sola notte», ribadendo la gravità della situazione.

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