Il decreto bollette diventa legge mentre il mercato energetico respira
Il decreto bollette è diventato legge proprio nel giorno in cui, dal Golfo, è arrivato il primo vero sospiro di sollievo sui mercati energetici. Il Senato ha dato il via libera definitivo al provvedimento con 102 sì, 64 no e 2 astenuti, mentre la tregua fra Stati Uniti e Iran e la prospettiva di una riapertura, almeno controllata, dello Stretto di Hormuz hanno allentato la pressione su petrolio e gas. Per il governo è una coincidenza politicamente preziosa: da un lato può rivendicare lo scudo interno su famiglie e imprese, dall’altro vede ridursi, almeno per ora, il rischio di una nuova fiammata che avrebbe costretto a misure ancora più pesanti, riporta Attuale.
La premier ha affidato a X il messaggio politico: “Il decreto bollette è legge”, ha scritto, rivendicando “risparmi e benefici diretti per famiglie e imprese”, con un bonus sociale che sale a 315 euro e una riduzione degli oneri generali di sistema. Il cuore del provvedimento, in effetti, sta qui: un contributo straordinario da 115 euro per i titolari del bonus sociale elettrico nel 2026, che si somma all’aiuto già previsto, e l’intervento sugli oneri di sistema che punta ad alleggerire il costo dell’energia. È il tassello domestico di una strategia che Meloni vuole presentare come concreta e immediata, nel pieno di una crisi che nelle ultime settimane aveva riportato al centro la vulnerabilità italiana.
Il punto, però, è che il decreto da solo non basta se il quadro internazionale peggiora. Per questo a Palazzo Chigi la tregua nel Golfo viene letta come una boccata d’ossigeno vera. Il negoziato sulla riapertura di Hormuz ha ridato fiato ai mercati. La cautela resta, perché il passaggio non è ancora pienamente normalizzato e gli armatori aspettano garanzie operative, ma il solo fatto che il rischio di blocco totale si sia allontanato cambia il clima. E cambia anche il margine di manovra del governo sul fronte carburanti: la proroga del taglio delle accise, decisa fino al primo maggio con un costo di 500 milioni coperto da Ets e Iva, potrebbe non aver bisogno di ulteriori estensioni se la de-escalation reggerà davvero.
Dentro questo quadro va letta la sequenza dei viaggi della premier. Prima Algeri, il 25 marzo, per blindare la sponda più affidabile del gas italiano. In quella visita, Meloni ha chiesto di rafforzare ulteriormente il flusso algerino, con l’obiettivo di coprire almeno in parte le difficoltà arrivate dal Qatar. Reuters ricorda che l’Algeria copre già circa il 30% del fabbisogno italiano e che nel 2025 ha fornito circa 20 miliardi di metri cubi. In altre parole: prima la rete di sicurezza africana, poi la missione nel cuore della crisi. Subito dopo è arrivato il blitz nel Golfo, tenuto riservato fino all’ultimo, con tappe in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati. Una missione lampo ma dal significato chiarissimo: rassicurare gli alleati, presidiare il dossier energetico e mostrare che la politica estera italiana si muove dove si decidono prezzi, forniture e stabilità. Reuters sottolinea che il Golfo vale per l’Italia circa il 10% delle importazioni di gas e il 12% di quelle di petrolio; per questo il viaggio non è stato solo diplomazia, ma anche gestione preventiva dell’emergenza.
Il messaggio che Meloni prova ad accreditare è semplice: la bolletta non si difende soltanto con i decreti, ma anche con i viaggi, le relazioni e la capacità di stare nei punti dove le crisi nascono prima di arrivare nelle case e nelle fabbriche italiane.
Mah, sempre la stessa storia… Spero che questo decreto realmente porti benefici alle famiglie. Ma con tutte queste incertezze internazionali, chi può dirlo? C’è davvero bisogno di strategie serie e non solo di slogan! La situazione energetica è complicata e non basta una legge per risolvere tutto.