Testimonianze da Teheran: un’attesa di tregua segnata da paura e speranza
La giovane Gazaleh, parlando dal cuore di Teheran, si interroga: «Dovrei essere felice o triste?». Dopo 40 giorni di bombardamenti incessanti, oggi la città ha finalmente conosciuto un attimo di quiete. Tuttavia, il suo umore è lontano dall’essere sereno. «Niente di speciale, sto a casa», confessa, mostrando segni evidenti di una stanchezza profonda. La memoria rimanda a quel 28 febbraio, quando, al telefono, esultava per la notizia della presunta uccisione di Ali Khamenei. Oggi, però, il suo spirito è logorato dalla realtà della guerra, con un razzo che ha sfiorato la sua casa e la morte della sua collega, anche lei giovane e insegnante, vittima dell’esplosione.
Gazaleh rappresenta la Gen Z di Teheran, una generazione di donne coraggiose che si battono contro il regime indossando il velo all’indietro e ascoltando il rapper Toomaj, il quale si scaglia contro i dittatori, definendoli «topi di fogna». Tuttavia, il suo ottimismo è messo a dura prova. «Quante volte possono calpestarci senza che smettiamo di credere nei nostri sogni?» riflette con un tono di amarezza. Nel 2022, Gazaleh era in prima linea nella rivolta «Donna, Vita, Libertà», e quest’inverno marciava assieme a milioni di iraniani scandendo «Morte al dittatore!». Ma quando i caccia israeliani e statunitensi hanno sorvolato la città, un pensiero fugace l’ha attraversata: la guerra potrebbe simboleggiare la fine del regime. Ben presto, però, la realtà ha preso il sopravvento: le città sono devastate e il regime si fa ancora più intransigente. «Il mondo ci dimenticherà, come già sta facendo», afferma, mentre una connessione VPN, un grande lusso in tempo di crisi, le permette di comunicare con il mondo esterno.
In queste ore di tregua, Gazaleh condivide messaggi dai suoi amici, tutti esprimono disprezzo verso Donald Trump. «Non gli abbiamo mai creduto», racconta, «ma eravamo inebriati dalla rabbia dopo le proteste di gennaio». Nonostante il clima di allerta, ieri si è concessa un momento di relax con un tè alla finestra, sentendosi al sicuro per una volta. «Le bombe che tacciono sono un sollievo», dice. «Questa notte i bambini vanno a letto sereni», scrive Samira, mentre i sostenitori del regime festeggiano in piazza, proclamando la vittoria e osservando un incremento del traffico nelle strade.
Ali, un suo amico, invia video dei programmi tv statali, dove i commentatori celebrano la tregua come una vittoria, affermando che hanno costretto il nemico a capitolare. «Invece di un cessate il fuoco, dobbiamo strangolare il cane rabbioso», titola un quotidiano conservatore, Kayhan. Anche il capo del parlamento, Mohammad Ghalibaf, allude ai dubbi sulla durata della tregua, riportando «una violazione da parte degli Stati Uniti di tre clausole dell’accordo», mettendo in discussione l’efficacia di qualunque negoziato futuro. La situazione rimane quindi tesa e incerta, mentre le strade di Teheran riflettono le angosce e i sogni infranti di un popolo in cerca di speranza, riporta Attuale.