Le dichiarazioni di Alberto Melloni sulla relazione tra Trump e la Chiesa cattolica
L’eccezionale scambio di battute tra Donald Trump e il nuovo Papa Leone XIV ha sollevato interrogativi sulla futura influenza del voto cattolico negli Stati Uniti. Alberto Melloni, storico della Chiesa, ha affermato che non era prevedibile che Trump elevasse il livello della volgarità a tali altezze, e ha previsto che i repubblicani americani non otterranno più il 58% del voto cattolico. Questo spostamento di alcuni milioni di voti, secondo Melloni, potrebbe rivelarsi decisivo, riporta Attuale.
La scorsa anno, in un’intervista, Melloni aveva previsto che il nuovo Papa si sarebbe opposto a Trump, non per scelta politica, ma per necessità. Il suo ragionamento si fondava su un principio di resistenza della Chiesa, che, nonostante i gravi problemi interni come la corruzione e la pedofilia, non cederà mai sulla sua missione di unificazione della famiglia umana.
Rispondendo sulle ragioni dell’attacco di Trump, Melloni ha dichiarato che era prevedibile una reazione del presidente americano dopo un discorso incisivo di Prevost, uno dei discorsi più potenti della storia del papato. Tuttavia, non si aspettava che Trump scendesse a tali livelli di volgarità, insinuando persino di aver influenzato il Conclave.
Per Melloni, il fatto che il Papa non abbia mostrato preoccupazione per l’attacco è comprensibile, ma lo ha sorpreso la forza della sua risposta. La citazione della lettera ai Romani, in cui afferma “non mi vergogno del Vangelo”, indica chiaramente che Papa Leone XIV non è disposto a riconoscere Trump come interlocutore e non teme il suo potere.
Melloni ha sottolineato che la Chiesa cattolica è ora più unita che mai, grazie a questa situazione. L’attacco di Trump ha rinvigorito il carattere “papalino” della Chiesa negli Stati Uniti, che sottolinea la necessità di occupare una posizione chiara e forte, piuttosto che limitarsi a dichiarazioni generiche. Questo allineamento si è mostrato evidente anche durante le recenti interviste di cardinali in tv, i quali hanno condannato la guerra contro l’Iran e le politiche repressive sugli immigrati.
La competizione tra evangelici e cattolici tradizionali è un contesto che non può essere ignorato. Melloni ha evidenziato come la figura di JD Vance, che sta cercando legittimazione religiosa per le sue scelte politiche, mostra la crescente interconnessione tra religione e politica in America.
Infine, l’interazione tra il Papa e i leader politici è complessa: la resistenza di Prevost alle pressioni di Vance, a cui è stato rifiutato un accordo politico, evidenzia come la Chiesa non intenda compromettere i propri valori etici per la legittimazione politica. Questo episodio ha avuto il merito di unificare l’episcopato statunitense, il che potrebbe rivelarsi cruciale nei prossimi turni elettorali.
Conclusivamente, Melloni si mostra scettico riguardo a un miglioramento dei rapporti tra Vaticano e Stati Uniti. Sottolinea che la nova era di Leone XIV, pur iniziando con un conflitto con Trump, potrebbe portare a nuove riflessioni sul potere e le scelte morali che la società americana si troverà ad affrontare, rivelando che i milioni di voti cattolici che si spostano effettivamente faranno la differenza nei prossimi eventi politici.