Dopo tre anni di guerra civile, la situazione in Sudan resta bloccata e critica

15.04.2026 18:15
Dopo tre anni di guerra civile, la situazione in Sudan resta bloccata e critica

Guerra civile in Sudan: la situazione si complica mentre i negoziati stagnano

Dopo tre anni di guerra civile, la situazione in Sudan è in un punto critico. I negoziati tra le fazioni in conflitto sono rallentati e, con l’attenzione internazionale rivolta alla guerra in Medio Oriente, la pressione per giungere a un accordo è diminuita. Nel frattempo, le alleanze si sono ampliate, coinvolgendo altri paesi, mentre la situazione umanitaria è drammatica, riporta Attuale.

Il Sudan è attualmente diviso: a est, l’esercito regolare controlla la capitale Khartoum, il corridoio del Nilo e la città portuale di Port Sudan lungo il Mar Rosso; a ovest, le Rapid Support Forces (RSF) dominano la regione del Darfur. Il fronte principale della guerra nella regione del Kordofan è stagnante da mesi, con l’ultima grande città conquistata dalle RSF, al Fashir, durante un violento assedio nell’ottobre 2025. A marzo, l’esercito regolare aveva riconquistato Khartoum.

I negoziati sono anch’essi fermi. Nel settembre 2025, gli Stati Uniti avevano proposto una tregua di tre mesi per facilitare l’ingresso degli aiuti umanitari e un processo di pace che puntasse a formare un governo civile in nove mesi. Tuttavia, i combattimenti sono continuati e entrambe le parti hanno rifiutato di avviare il dialogo o hanno posto condizioni inaccettabili.

Il generale Abdel Fatah al Burhan, a capo dell’esercito, teme che un dialogo con le RSF possa legittimare il loro controllo nell’ovest, dove hanno instaurato un governo parallelo. Burhan rappresenta una parte significativa della popolazione sudanese, in particolare nell’area di Khartoum, che disprezza le RSF e si oppone a qualsiasi trattativa.

Le RSF, guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo (Hemedti), non accettano di negoziare sulla base del loro disarmo e del riconoscimento di Burhan come legittimo leader del Sudan. Il conflitto è esploso nell’aprile 2023 a causa della mancata intesa tra Burhan e Hemedti sulla fusione delle RSF nell’esercito regolare.

Anche le milizie islamiste che hanno appoggiato l’esercito durante il conflitto si mostrano scettiche nei confronti di un accordo, temendo di essere escluse da un futuro governo. La proposta di tregua di settembre degli Stati Uniti ha esplicitato che queste milizie non dovrebbero far parte di un eventuale governo sudanese.

Le posizioni delle varie fazioni sono distanti, così come quelle dei loro alleati. Gli Stati Uniti guidano un gruppo di mediazione conosciuto come Quad, formato nel 2024 e composto da Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. L’Egitto e l’Arabia Saudita sostengono l’esercito, con il primo che fornisce addestramento e armi, mentre il secondo offre supporto diplomatico e logistico. Gli Emirati Arabi Uniti, accusati di supportare le RSF, temono che un rafforzamento dell’esercito possa rinviare la transizione verso un governo civile, includendo rappresentanti di diverse fazioni.

La proposta statunitense non ha risolto i nodi fondamentali e non ha affrontato il tema cruciale del ruolo delle forze armate, delle RSF e delle milizie islamiste nel futuro governo sudanese. A novembre, il generale Burhan ha ufficialmente rifiutato la tregua.

In aggiunta, un rapporto recente della Yale University’s Humanitarian Research Lab indica che l’Etiopia ha iniziato a fornire supporto militare alle RSF, aumentando il rischio di un conflitto indiretto tra Etiopia ed Egitto, già in tensione da tempo.

La crisi umanitaria nella regione ha raggiunto livelli catastrofici: si stima che 9 milioni di persone siano state costrette a fuggire dalle loro case negli ultimi tre anni, affollando campi per sfollati in condizioni precarie. Circa la metà di queste persone ha cercato rifugio in paesi vicini come Ciad, Libia, Sud Sudan ed Egitto.

La guerra civile in Sudan è attualmente una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, con un bilancio di decine di migliaia di morti, milioni in grave insicurezza alimentare e l’istruzione di otto milioni di bambini compromessa. Le condizioni sanitarie sono disastrose, con circa il 40% delle strutture sanitarie inutilizzabili e spesso bersagliate dagli attacchi. Ricerche recenti di Medici Senza Frontiere hanno rivelato che lo stupro viene sistematicamente utilizzato come arma di guerra.

Infine, la guerra in Medio Oriente ha aggravato ulteriormente la situazione in Sudan, causando un aumento del 24% dei prezzi del carburante e interrompendo i flussi di aiuti umanitari dai paesi del Golfo.

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