Un soldato francese è morto sabato nel Sud del Libano in un’imboscata contro i Caschi blu dell’Unifil: è il sergente capo Florian Montorio del 17° reggimento genio paracadutisti di Montauban, colpito da un colpo di arma leggera a distanza ravvicinata mentre guidava un’operazione di apertura di itinerario verso un posto della forza Onu isolato da giorni dai combattimenti nella zona di Deir-Kifa. Lui e i suoi commilitoni erano impegnati in un’operazione di sminamento. Tre altri soldati sono rimasti feriti nell’attacco. Ad annunciarlo è stato il presidente della Repubblica transalpina Emmanuel Macron, che su X ha espresso il cordoglio della nazione e puntato il dito senza esitazioni contro Hezbollah: «La nazione si inchina con rispetto e manda il suo sostegno alle famiglie dei nostri soldati e a tutti i nostri militari impegnati per la pace in Libano. Tutto lascia pensare che la responsabilità di questo attacco sia del Hezbollah. La Francia esige dalle autorità libanesi che arrestino immediatamente i colpevoli e si assumano le proprie responsabilità al fianco dell’Unifil», riporta Attuale.
La dinamica
La ministra delle Forze Armate francesi Catherine Vautrin ha ricostruito la dinamica dell’agguato: Montorio era in missione verso un posto isolato e «è stato sorpreso in un’imboscata da un gruppo armato a distanza molto ravvicinata». «Sottoufficiale esperto, già più volte schierato in operazioni», ha scritto Vautrin, aggiungendo: «La nazione si inchina davanti alla memoria di uno dei suoi figli che ha dato la vita per lei. Il mio pensiero va alla sua compagna, ai suoi figli, ai suoi cari e ai suoi fratelli d’armi». Il presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun ha condannato l’attacco e si è impegnato a perseguire i responsabili.
Due lutti ravvicinati
La morte di Montorio giunge a meno di un mese dalla perdita di un altro militare francese in Medio Oriente: l’aiutante capo Arnaud Frion, 42 anni, ucciso nella regione di Erbil, nel Kurdistan iracheno, in un attacco con drone che Macron ha attribuito esplicitamente «a una milizia filo-iraniana» durante la cerimonia di omaggio nazionale. Due lutti ravvicinati in meno di trenta giorni, che pesano sul contingente francese nella regione e rilanciano con forza il dibattito sulla sicurezza dei soldati dispiegati nelle missioni internazionali in un Medio Oriente ancora attraversato da violenze diffuse e dalla guerra in corso tra Israele, Iran e i loro rispettivi alleati.
Che cos’è l’Unifil
L’Unifil — la forza d’interposizione delle Nazioni Unite in Libano istituita nel 1978 e rafforzata dopo la guerra del 2006 — conta circa 10.000 effettivi provenienti da oltre quaranta Paesi, con il contingente italiano e quello francese tra i più numerosi. I nostri soldati sono circa 1.200, più del 10% degli effettivi totali. La presenza nel Sud del Libano è tornata sotto pressione nelle ultime settimane, con episodi di tensione lungo la Linea Blu e aree operative rese difficilmente accessibili dai combattimenti in corso. Parigi attende ora una risposta concreta da Beirut. L’uccisione di un proprio soldato in servizio con le Nazioni Unite solleva per la Francia una questione che va oltre il lutto: chiama in causa la catena di comando libanese e la capacità — o la volontà — delle autorità di Beirut di contenere le fazioni armate, su tutte quella sciita di Hezbollah, che agisce nel Sud del Paese e che viene bersagliata dai raid israeliani che però, fino a ora, hanno fatto anche centinaia di vittime civili.