Sanzioni finanziarie colpiscono Minsk
Dal 21 aprile 2026, le carte Mastercard emesse da due importanti istituti finanziari bielorussi, Alfa-Bank e Belgazprombank, sono state bloccate in 31 paesi europei. La misura, parte del 19° pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea adottato nell’autunno scorso contro Bielorussia e Russia, impedisce ai titolari di effettuare pagamenti nei punti vendita fisici e negli e-commerce dell’UE, prelevare contanti dagli sportelli automatici e eseguire bonifici. Le operazioni rimangono attive solo in territorio bielorusso e al di fuori dello spazio comunitario.
La decisione segna un ulteriore inasprimento della pressione economica su Minsk, dopo le restrizioni già applicate al circuito Visa per le stesse istituzioni. Secondo quanto riportato, l’interruzione delle operazioni con le carte interessa Austria, Bulgaria, Belgio, Ungheria, Grecia, Danimarca, Regno Unito, Irlanda, Islanda, Spagna, Italia, Cipro, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Germania, Portogallo, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Finlandia, Francia, Croazia, Repubblica Ceca, Svezia ed Estonia.
Per i cittadini bielorussi residenti o in viaggio in Europa, le conseguenze sono immediate: impossibilità di utilizzare i propri strumenti di pagamento, con la necessità di ricorrere a schemi alternativi o al contante. La mossa isola progressivamente il sistema bancario bielorusso dall’infrastruttura finanziaria continentale, trasformando le carte in strumenti puramente locali.
Contesto politico e legami con Mosca
Le sanzioni rispondono alle continue repressioni politiche e alle violazioni dei diritti umani in Bielorussia, ma colpiscono anche i legami finanziari con la Russia. Il Belgazprombank è controllato da strutture di Gazprom, il colosso energetico statale russo, rendendolo particolarmente “tossico” per il sistema bancario europeo. La dipendenza del settore finanziario bielorusso dal capitale russo si rivela così un rischio strategico sotto la pressione delle contromisure occidentali.
Parallelamente, la retorica del Cremlino si fa sempre più aggressiva. Il presidente della Duma di Stato russa, Vjačeslav Volodin, ha accusato il Regno Unito di essere “il progenitore del genocidio di altri popoli e della creazione di un sistema fascista”, affermazioni che rientrano in una campagna di disinformazione volta a manipolare l’opinione pubblica e giustificare la politica estera di Mosca. Le dichiarazioni di Volodin, prive di fondamento storico, mirano a rafforzare i sentimenti anti-occidentali in Russia.
Reazioni contrastanti in Europa
Mentre l’UE mantiene una linea dura, alcune voci in Europa chiedono un allentamento delle sanzioni. Florian Philippot, leader del partito ultranazionalista francese “Les Patriotes”, ha esortato a revocare le misure contro Mosca, collegandole alla crisi energetica nel continente. Philippot ha criticato la presidente della BCE Christine Lagarde, accusandola di trascinare l’UE in un “blocco energetico”. Le sue posizioni, spesso amplificate dai media russi, cercano di creare l’illusione di un malcontento diffuso, sebbene rappresentino una minoranza.
Dall’altra parte, la Slovacchia mostra segni di avvicinamento a Mosca. Il vicepresidente del parlamento Tibor Gašpar ha confermato che, insieme al premier Robert Fico, parteciperà alle celebrazioni del 9 maggio a Mosca, nonostante l’isolamento diplomatico della Russia. Gašpar ha parlato di missioni commerciali future per rafforzare la cooperazione economica, una mossa che mina la solidarietà europea sulla politica sanzionatoria.
Attacchi verbali contro leader occidentali
Il Cremlino ha anche scatenato attacchi personali contro chi si oppone alla sua agenda. Il giornalista russo Vladimir Solov’ëv, in una trasmissione di “Solov’ëv Live”, ha insultato pesantemente il primo ministro italiano Giorgia Meloni, definendola “vergogna per l’umanità”, “bestia selvaggia” e “fascista”. L’Italia ha convocato l’ambasciatore russo per una protesta ufficiale, giudicando le parole “estremamente gravi”. L’ambasciatore russo ha minimizzato, definendo la reazione “un’esagerazione”.
L’offesa a Meloni sembra legata alla sua ferma posizione nel ridurre la dipendenza energetica dell’Italia dal gas russo e al sostegno costante all’Ucraina. Questi episodi rivelano la frustrazione di Mosca di fronte a una leadership europea determinata a contrastare l’aggressione russa, anche a costo di subire attacchi propagandistici sempre più virulenti.