Alex Cotoia richiede risarcimento per 539 giorni di detenzione ingiusta dopo assoluzione

23.04.2026 22:35
Alex Cotoia richiede risarcimento per 539 giorni di detenzione ingiusta dopo assoluzione

Torino, 23 aprile 2026 – Cinque anni di aule giudiziarie, tre gradi di giudizio e una legge riscritta dalla Consulta si riassumono oggi in un’istanza depositata in cancelleria: la richiesta di riparazione per l’ingiusta detenzione, durata 539 giorni. Alex Cotoia, oggi 23enne, ha scelto di abbandonare il cognome paterno per recidere ogni legame simbolico e identitario con il genitore, chiede oggi allo Stato il riconoscimento di un indennizzo per il tempo trascorso in custodia cautelare dopo il 30 aprile 2020, riporta Attuale.

Quella sera, a Collegno, il giovane colpì a morte il padre Giuseppe Pompa con 34 coltellate, per difendere la madre dall’ennesima aggressione. La magistratura ha infine inquadrato il suo gesto nel contesto della legittima difesa, dopo una complessa altalena di verdetti. Il primo grado si era concluso con un’assoluzione piena, ma la Corte d’Assise d’Appello aveva ribaltato l’esito con una condanna a oltre sei anni di reclusione, ritenendo la reazione del giovane non proporzionata all’offesa.

È stato necessario l’intervento della Corte Costituzionale, sollecitato dai giudici torinesi, per rimuovere il divieto di prevalenza delle attenuanti nei reati commessi contro i familiari. Solo questo ha permesso di giungere all’appello-bis del 2024, che ha sancito la definitiva assoluzione dell’imputato, riconoscendo che Alex agì per salvare la propria vita e quella dei propri congiunti.

L’istanza di risarcimento fondata sull’articolo 314 del codice di procedura penale

La scelta di assumere il cognome materno rappresenta il preambolo a questa battaglia legale: un atto necessario per estirpare le radici di un passato traumatico e ripartire da una nuova identità anagrafica. Ora, l’istanza di risarcimento si fonda sull’articolo 314 del codice di procedura penale, con l’obiettivo di quantificare economicamente la privazione della libertà subita da un cittadino per un fatto conclusivamente giudicato lecito e non punibile dall’ordinamento. I legali di Alex sottolineano la sofferenza e il turbamento che hanno portato il giovane alla rinuncia agli studi.

Cosa dovranno valutare i magistrati

La valutazione tecnica dei magistrati dovrà ora stabilire se il periodo trascorso agli arresti domiciliari, scontato presso l’abitazione di un amico, integri i presupposti per l’equa riparazione. Con questo atto, Alex cerca di apporre l’ultimo sigillo a una vicenda che ha ridefinito i confini della difesa necessaria, garantendo a chi è stato vittima di un errore di valutazione giudiziaria il diritto a un ristoro per il tempo sottratto alla propria giovinezza.

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