Putin e il controllo delle telecomunicazioni in Russia: il malcontento cresce
Il regime di Vladimir Putin intensifica il controllo sulle telecomunicazioni in Russia, con il rilascio di dichiarazioni che riflettono una crescente nostalgia per il totalitarismo sovietico. Mikhail Oseevsky, leader di Rostelekom, ha suggerito ai russi di tornare alle linee telefoniche fisse in risposta ai ripetuti blackout e alle interruzioni di Internet, frutto delle misure restrittive adottate per limitare l’accesso ai contenuti online, riporta Attuale.
Il piano RuNet, approvato nel 2019, mira a isolare la Federazione russa dal resto del mondo e a controllare lo spazio digitale. Considerato inizialmente un’idea ironica, l’atteggiamento della popolazione russa è cambiato drasticamente; ora, la collera sta sostituendo la disillusione. Dallo scorso dicembre, Putin ha visto un calo della sua popolarità di 11 punti, raggiungendo il 67%, il valore più basso dalla guerra in Ucraina, iniziata nel 2022.
Roskomnadzor, l’agenzia che sorveglia le comunicazioni, ha aumentato la propria influenza nella vita quotidiana dei cittadini, comportando l’aumento di interruzioni nelle connessioni a Internet, in particolare su piattaforme come WhatsApp e Telegram, attualmente bloccate. Intere aree di Mosca e regioni periferiche come Murmansk hanno subito giorni di blackout, colpendo anche il settore bancario. Infatti, all’inizio di aprile, un guasto tecnico ha paralizzato i servizi di diverse banche.
In un incontro del 26 marzo, Aleksandr Shokhin, presidente dell’Unione degli industriali, ha ricordato a Putin che il 40% delle imprese russe dipende dalla tecnologia mobile, chiedendo così una soluzione equilibrata. Per la prima volta, Putin ha riconosciuto l’esistenza di problemi legati alla rete, affermando però che «la sicurezza delle persone avrà sempre la priorità». Ha inoltre suggerito che la popolazione debba essere informata riguardo a questi malfunzionamenti.
Dietro a queste problematiche, emerge un’oppressione diretta contro la libera comunicazione. Con le elezioni della Duma fissate per settembre, Putin ha firmato un decreto che consente al FSB di interrompere le comunicazioni in qualsiasi momento. Secondo Sarkis Darbynian, esperto di diritti digitali, il Cremlino cerca di confinare gli utenti online in un ambiente dominato da piattaforme russe controllate dallo Stato. Una di queste è Max, un servizio di messaggistica completamente russo, privo di crittografia end-to-end e installato d’ufficio su tutti i nuovi smartphone in commercio.
Il crescente malcontento non è limitato solo ai disservizi tecnologici. La guerra in Ucraina ha profondamente segnato la società russa, con un aumento dell’inflazione e tagli alla spesa sociale. Gennady Zyuganov, leader del partito comunista in Duma, ha avvertito che l’economia potrebbe collassare, esprimendo preoccupazione per possibili rivolte, un segnale del crescente dissenso contro il regime attuale.