La premier Giorgia Meloni ha espresso la sua indignazione nei confronti delle Ferrovie dello Stato e, in particolare, del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, dopo la diffusione di un manifesto provocatorio di Italia Viva presso la stazione Termini di Roma. Il manifesto, che recita “Quando c’era lei i treni arrivavano in ritardo”, si inserisce in un contesto di crescente insoddisfazione riguardo ai ritardi nei servizi ferroviari, con dati di Altroconsumo che rivelano che un treno ad Alta Velocità su cinque non arriva in orario, riporta Attuale.
La pubblicità di Renzi fa infuriare Meloni?
Nonostante il malcontento, Meloni sembra determinata a non assumersi responsabilità. Il ministero dei Trasporti, infatti, è sotto la guida di Salvini, mentre Rfi, l’ente responsabile della gestione delle stazioni, ha ceduto spazi pubblicitari a messaggi contro le Ferrovie, visibili non solo a Roma ma anche su altri maxischermi in diverse città italiane. Accanto al manifesto sui treni, ci sono altre affermazioni che accusano l’amministrazione Meloni, tra cui “Quando c’era lei si pagavano più tasse” e “Quando c’era lei l’Italia era meno sicura”.
I treni e la premier
Il manifesto riguardante i treni si distingue per la sua incisività, richiamando alla memoria slogan legati al regime fascista. Secondo quanto riportato da La Stampa, Palazzo Chigi ha richiesto chiarimenti al ministero dei Trasporti, mentre i Fratelli d’Italia hanno interpellato il Gruppo Fs, dove la Lega gioca un ruolo predominante. A breve, l’amministratore delegato Donnarumma si trasferirà a FiberCop, mentre Giampiero Stisciuglio, attuale AD di Trenitalia, prenderà il suo posto, supportato da Giuseppe Inchingolo, considerato un contatto chiave per Salvini. Questa situazione ha contribuito al crescente malcontento di Meloni, per la quale Palazzo Chigi ha storicamente smentito le voci di crisi. Resta da vedere se anche questa volta si verificherà un simile diniego.