Giovani e prostituzione online: l’allerta di una sociologa sui rischi per i minori

25.04.2026 20:55
Giovani e prostituzione online: l'allerta di una sociologa sui rischi per i minori

Roma, 25 aprile 2026 – “Loro si definiscono cam girl, ragazze della camera web. Nella sostanza? “Alla fine diventa una forma di prostituzione. Anche senza contatto diretto, che può comunque avvenire in un secondo momento, stai offrendo il tuo corpo per ottenere denaro o benefici, regali”. Giorgia Butera, sociologa e scrittrice, presidente dell’associazione Mete e da undici anni oratrice alle Nazioni Unite, lancia un allarme sulla prostituzione online e i giovanissimi, riporta Attuale.

Giovanissimi e prostituzione online

“Intanto questo mondo è stato sdoganato. Viene visto come uno strumento per ottenere potere, denaro, successo sociale. E arriva ad un’età molto, molto precoce. La prostituzione online inizia anche nell’adolescenza, a 15-16 anni. Ma non come poteva accadere prima, quando si veniva agganciati. Oggi, invece, ci si entra con la consapevolezza, pensando che comunque quel momento ti porterà ad esempio una borsa firmata, uno degli status rincorsi maggiormente. Alla fine è quel successo sociale che ti consente di fare una bella vita. Perché purtroppo la società ha stabilito dei canoni che fanno male però vengono inseguiti.”

Fino a qualche anno fa “c’erano ancora universitarie che trovavano una scusa di comodo, faccio questo perché mi aiuta a pagare gli studi. Oggi sembrano romanticherie. Adesso siamo sul materialismo, si vuole avere la possibilità economica di fare anche dei ritocchi estetici per poi essere praticamente tutti uguali. Ma è quella perfezione che tu devi raggiungere perché così bisogna mostrarsi.”

Il mito malato del malessere (che è una persona)

In questo viaggio all’inferno, Butera ha scoperto “un altro fenomeno che non è ancora tanto considerato ma che trovo gravissimo. Ormai c’è già un hashtag. Andare nelle scuole a fare gli incontri significa parlare per la prima parte del malessere, che non è uno stato d’animo ma una persona, un ragazzo che può permettersi di trattarti male perché si è conquistato questo ‘privilegio’. La cosa ha delle sfaccettature enormi e gravissime. Perché “il malessere” è invidiato dai compagni maschi mentre le ragazzine ti dicono, ‘mi ha svoltato la vita, mi dà mordente, mi toglie dalla noia. Ma a 14-15-16 anni diventa l’accettazione di poter subire violenza. Alla fine, “è come se tutto questo fosse un grande spettacolo, un’unica storia con il vendersi, con la prostituzione.”

La pesantezza dei rapporti virtuali

E non è meno pesante “se il rapporto rimane virtuale, perché ormai ci si spinge molto oltre, con le richieste. Quando non c’è l’unione fisica – ma di prostituzione sempre si tratta anche se loro non la interpretano così – si è persa totalmente la normalità. E la stessa salute mentale è a rischio.

Dal sexting alla prostituzione online

Butera recupera un elemento dalla sua esperienza di studio su sexting e revenge porn, fenomeno in aumento. “L’invio di fotografie e materiale intimo inizia prestissimo – osserva la sociologa -. Facciamo molti incontri nelle scuole, a livello nazionale. Abbiamo ragazzine di 12 anni in codice rosso per il revenge porn, perché poi alla fine vengono ricattate. E già a 10 anni hanno un termine, parlano di direct, sono messaggi diretti, a contenuto esplicito, sessuale. Se non vieni chiamato in direct vuol dire che non sei considerato. I giovanissimi vengono contattati da estranei che li agganciano, non è detto che siano molto più grandi, possono essere anche adolescenti. I genitori? Purtroppo non ci sono, non hanno capito. Ma il rischio è grande. Anche perché alla fine tutto questo materiale viene scambiato nelle reti criminali. Per i bambini maschi in palio ci sono le ricariche, i regali.”

Cosa possiamo fare

Da sociologa: come si esce da questo incubo? “Ho creato una conferenza formativa nazionale, solo l’educazione ci può salvare. A un certo punto ci siamo chiesti, ma i genitori lo sanno? Ce lo siamo domandati tre anni fa. Mamme e papà se glielo dici sono increduli, lo negano. Perché fa male sicuramente, dimostra una tua assenza di controllo. Per dire: la ragazzina di 12 anni in codice rosso perché arriva a inviare foto intime a un estraneo? Lei mi dice che i suoi genitori non le facevano complimenti. Sarà vero o no, ma questa è una cosa ricorrente. Allora arriva un estraneo che ha cattive intenzioni e quindi quella giovanissima cade nella sua rete.”

Il “sessaggiare” e la pornografia a sei anni

I racconti dei ragazzi, sottolinea Butera, “sono allucinanti, ci soffro anch’io. Un giorno, in un incontro a scuola, avevo accanto a me una professoressa, ogni volta che parlavano i suoi studenti chinava il capo e diceva solo, sono morta. Se non diamo valore umano innanzitutto a noi stessi e non abbiamo cura degli altri, il problema è molto serio. Arrivare poi alla prostituzione online è nulla. Ci sono dei trend e dei testi sessuali. C’è il malessere e c’è il ‘sessaggiare’. Perché loro non messaggiano ma sessaggiano, sono contenuti espliciti.” E di fronte a tutto questo? “Ho l’impressione che non si voglia prendere in considerazione davvero quel che sta accadendo – è la conclusione amara della sociologa -. La ministra Roccella ha fatto una conferenza con noi, ha fornito un dato incredibile: l’accesso alla pornografia da parte dei bambini inizia all’età di sei anni. Ed è vero. Perché molto spesso arriva attraverso video dal cartone animato di colpo cambia la scena, eccoti spezzoni di violenza o porno e ne nasce una dipendenza. Ma su questo si è fatto qualcosa?

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